E’ mai possibile che nel terzo millennio ci sia ancora qualcuno che pensa di poter lanciare sfide puerili che mettono a repentaglio la vita di migliaia di persone? Il disastro della Costa Concordia viene adesso addebitato all’incapacita’ criminale del suo comandante. Si dice che sia stato l’atto inconsulto di un ufficiale ubriaco che sfida un suo collega in una manovra rischiosa. Ma qual’e’ il sistema di valori che autorizza mi domando io persone–un comandante e un commodoro–che sono incaricate della sicurezza e della gestione di veivoli dalla grandezza di un grattacielo di 10 piani a rischiare la vita di 4200 persone in una manovra che e’–e i fatti lo provano–fondamentalmente criminale. Quale mentalita’ salottiera da vecchi gentelman del 700, quale sitema di previlegi, puo’ mai giustificare una tale ottica? Che senso ha in un mondo che e’ sempre, totalmente e istantaneamente connesso, ritenere il comandante ancora il signore assoluto di una nave? Inoltre come possono questi ufficiali sfidarsi in manovre cosi’ stupide? La Costa Concordia e’ finita in un disastro ma quante sono le manovre del genere che vengono condotte ogni giorno nel Mediterraneo da qualche Master & Commnder–per dirla alla Hollywood–e delle quali non veniamo mai a conoscenza perche’ non finiscono aschifio? Molti, troppi, sono ancora i sitemi di potere, i salotti ammuffiti (come quelli marinari) che non hanno ancora registrato l’avvento di un vento di rinnovamento, di forze che spingono alla trasparenza, all’egualitarismo e all’assunzione di responsabilita’ personali. E se non si aprono che si aspetta a spalancare le loro porte? Il disastro della Costa Concordia dovrebbe servire a riflettere su cosa succede quando non c’e’ nessuno che controlla il controllore. E per favore che ai timoni–sopratutto di questi mastodonti del mare–ci si attacchi quel meccanismo adesso usato largamente nelle automobili, che impedisce ad una macchina di partire quando una persoa ubriaca si mette al volante.
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Alla ricerca di nuove aree speculative i fondi di investimento di recente stanno spingendo con forza su una commodity abbastanza rarefatta, quella dei dimanti colorati, trasformandola nella nuova beniamina dei ricchi e facoltosi. Commercializzati in grande segretezza dai mercanti di pietre preziose e dai tagliatori di gemme, perche’ producono ritorni a due cifre, i diamanti colorati attirano particolarmente l’attenzione degli operatori dei paesi emergenti che stanno cercando forme di investimento che non siano soggette a fluttuazioni inflazionarie, che producano ritorni del 20 per cento–o piu’–senza difficolata’ e che siano facilmente trasportabili nel caso che si abbia a che fare con fenomeni socio-politico come La Primavera Araba–e infatti vanno per la maggiore in Medio Oriente. Intanto The Sciens Fund ha creato lo Sciens Coloured Diamond Fund. Valore: 6 miliardi di dollari.
meno sviluppati dal punto di vista normativo e meno sofisticati quando si viene alle tecnologie e all’ambiente finanziario. Sono le economie di frontiera, di paesi come il Vietnam, la Colombia, l’Indonesia, l’Egitto e il Sud Africa . Goldman Sachs le ha definite the Next 11 mentre la HSB Global Asset Management ha creato l’acronimo CIVETS e Citibank prevede che –sicuramente nel caso della Mongolia e dell’Iraq–che nei prossimi 5 anni registreanno una crescita percentuale che potrebbe superare l decine di punti percentuali.
Quando si dice che ogni medaglia ha il suo risvolto. Esce fuori che di ogni dollaro che gli statunitensi spendono per acquistare per un prodotto Made in China 55 centesimi finiscono nei forzieri di aziende americane. E non solo ma le importazioni cinesi, dai servizi ai trasporti e all’alta tecnologia genrano oltre un milione di posti di lavoro USA. Questi ricavi, insieme ad un incremento forsennato della produtivita’ ed una parallela diminuzione dei salari, sono probabilmente lla base dei profitti aziendali ai massimi storici dal 1940 con un piu’ 15 per cento mentre il monte salari acconta solo per il 49 per cento del reddito nazionale. Parallelamente si infoltiscono le fila di quelli che i media definiscono gli Inbancabili. Oltre il 25 per cento degli statunitensi che non possono più far ricorso al credito. Li hanno soprannominato gli Underbanked. L’anno scorso hanno speso oltre 1,300 miliardi di dollari in contanti e la cifra continua a crescere. Man mano che i fallimenti personali incrementano e i pignoramenti fioccano e le loro schiere si ingrossano. Uno penserebbe che la cosa debba creare uan certa apprensione ma invece dalle non profit, alle carte di credito alternative, alle catene di supermercati e alle startup di internet, si moltiplica il numero di quelli che vogliono facilitargli la spesa e incassare questa enorme montagna di contanti. Il piatto e’ cosi’ ghiotto che nella tenzone adesso si son buttati oltre ai VC di Silicon Valley anche i giganti dell’e-commercio come Amazon e del social networking–come Facebook.