Stanford confidential, scandali e sesso minacciano la business school più famosa al mondo

Foam party stanfordRelazioni extraconiugali tra docenti, festini ed eccessi degli studenti: l’istituzione accademica simbolo della Silicon Valley, che dovrebbe formare i nuovi leader della finanza e vanta tre Nobel nel corpo insegnanti, finisce al centro di pesanti critiche. “Ormai più famosa per le feste che per le lezioni”. Prestigio a rischio, e il mondo della finanza e le famiglie degli studenti sono in allarme

di PAOLO PONTONIERE

SAN FRANCISCO – Di primo acchito la si sarebbe potuta definire una tresca tra colleghi. E non fosse per il fatto che si tratta di due docenti della prestigiosa School of Business della Stanford University, la gallina dalle uova d’oro della famosa università californiana, i media l’avrebbero ignorata. Ma ci sono in gioco interessi economici che collegano la scuola ad un network di potere che include i maggiori venture capitalist statunitensi, le principali aziende hi-tech del pianeta, i banchieri di Wall Street e il governo americano. E così la storia della relazione extramatrimoniale tra Garth Saloner, ex-preside della School of Business della Stanford University, e Deborah Gruenfeld, una sua collega, che in condizioni normali si sarebbe risolta in maniera privata, è finita sulle prime pagine dei maggiori media economici statunitensi e sta offrendo ai giornalisti l’occasione per squarciare il velo di omertà che circonda per tradizione la famosa scuola statunitense. Cosa che, oltre a offuscarne il prestigio, serve anche a rinfocolare la polemica sugli eccessi e i privilegi di cui gode il mondo dell’accademia statunitense e spinge molti analisti a domandarsi se la scuola non viva oramai solo di fama mentre la situazione attuale sia ben diversa dalla versione ufficiale, che la presenta come il regno del successo e dell’innovazione.

La sindrome della torre d’avorio.

I genitori degli studenti (la cui retta a fine corso di laurea si aggira sui 250mila dollari) si domandano se il loro investimento abbia un reale valore o se non stiano invece finanziando un sistema di privilegi e abusi. Se lo domandano anche i manager delle società di venture capital che finanziano gran parte delle startup e delle innovazioni che emergono dalla scuola di Palo Alto: temono che il serbatoio dal quale sono emersi tanti degli unicorni della Silicon Valley sia affetto dalla sindrome della torre d’avorio. Negli Stati Uniti non di rado si parla proprio di “ivory tower syndrome” per indicare l’isolamento nel quale operano le università e i loro docenti. Isolamento che per altro implica previlegi, come la cattedra a vita (a meno che non si commettano atti gravissimi) e stipendi che, superando il milione di dollari l’anno, sono inaccessibili ai comuni mortali. Questo scollamento dalla società civile è ancora più evidente nel caso della Stanford University, dove per altro una torre c’è davvero: la Hoover Tower sede dell’omonima fondazione ultraconservatrice e rifugio dorato di professori famosi e politici repubblicani sul viale del tramonto. Non sono solo i venture capitalist a temere, ma anche, appunto, i genitori dei giovani che studiano a Stanford, preoccupati che il loro investimento non produrrà i risultati sperati. Si tratta di promesse di non poco conto. Secondo il periodico Forbes a cinque anni di distanza dalla laurea, un laureato in business della scuola californiana guadagna in media 250mila dollari l’anno – cifra notevolmente superiore a quella garantita dagli Mba di altre scuole di business – mentre quattro su dieci nello stesso periodo accumulano oltre un quarto di milione di dollari in stock option. Non solo. Ma delle 100 startup che hanno ricevuto i maggiori finanziamenti negli ultimi cinque anni ben 31 sono nate alla business school di Stanford. Non è quindi senza apprensione che la Silicon Valley e gli studenti della influente scuola seguono la battaglia che Saloner e Stanford stanno conducendo per zittire il marito della Gruenfeld. Docente anche lui alla School of Business, Jim Phills – questo è il suo nome – recentemente è stato licenziato. Ufficialmente per incompetenza ma molti pensano invece che sia stato per alleviare la pressione dei segugi mediatici che, a partire dall’autore dello scoop, Ethan Baron, reporter di Poets & Quants, organo ufficiale delle scuole di business statunitensi, stanno approfittando dell’occasione per ficcare il naso negli affari della scuola. E distrarre la stampa diventa sempre più difficile.

Relazione extraconiugale, il preside si dimette.

“Come molti già sanno l’università ed io ci stiamo difendendo Gruenfeld and Salonervigorosamente da una denuncia priva di sostanza, legata al divorzio conflittuale tra due docenti di questa scuola, uno ancora in servizio e l’altro non più”, scriveva Saloner nella lettera di dimissioni. “Mi sono convinto che il crescente interesse di pubblico e mediatico che circonda questa vicenda potrebbe distrarre tutti voi dall’importante lavoro che state facendo e ingiustamente compromettere l’ottima reputazione di questa istituzione”. L’effetto, però, è stato contrario alle aspettative: le dimissioni di Saloner, con l’arrivo dei giornalisti del Wall Street Journal a Stanford, hanno suscitato l’interesse dei media del gotha finanziario mondiale, che hanno cominciato a indagare sulle norme non scritte che regolano i rapporti di potere all’interno della scuola e su peculiarità non ben spiegate della vita quotidiana dei suoi studenti. Ne è emerso un quadro inquietante, ben diverso dalla versione agiografica ufficiale del campus idilliaco dove premi Nobel per l’economia – ben tre – addestrano i futuri leoni della finanza mondiale. Una serie di incidenti che nel corso degli ultimi due anni hanno coinvolto studenti e docenti della scuola – il più grave dei quali si è concluso con la morte di una persona – e storie di violenza sessuale nei dormitori hanno evidenziato una cultura decadentista contraddistinta da arroganza e scarso rispetto delle convenzioni sociali. “E’ una delle solite storie di potere e tracotanza dove un gruppo di persone s’è convinto di essere al di sopra della legge”, commenta un docente della business school che chiede di mantenere l’anonimato. Due sono gli episodi più sintomatici di questo atteggiamento che vale la pena ricordare. Il primo, conclusosi con la morte di un turista portoricano, coinvolge il ventiquattrenne Zachary Katz. Laureatosi ad Harvard con 100 e lode in biochimica, inglese e storia, Katz – dottorando alla business school di Stanford – era destinato a diventare una stella sin dal suo arrivo a Stanford, ma la storia è cambiata in una notte dell’ottobre del 2013, quando, guidando contromano, ubriaco, sull’autostrada 101 che collega San Francisco alla Silicon Valley, ha causato la morte, in uno scontro frontale con un taxi che trasportava un gruppo di turisti portoricani, di uno degli occupanti e il ferimento degli altri passeggeri. Arrestato, ancora ubriaco, Katz si era dichiarato innocente e intervistato dalla stampa, invece di esprimere rimorso, aveva reso noto con indifferenza che si sarebbe laureato a gennnio del 2018. Il secondo episodio riguarda una studentessa della scuola, che ha accusato un suo coetaneo di averla violentata ripetutamente, anche durante uno dei viaggi organizzati dall’ateneo a Las Vegas, gestito da un club studentesco intitolato a un altro ex preside dela facoltà, Aryai Miller, il “Friends of Aryai Miller” (Foam), durante il quale i due studenti avevano assunto uno stripper per una serata a tre nella loro camera d’albergo. Arrestato e condotto in carcere lo studente è stato poi prosciolto dall’accusa in seguito all’intervento dell’ufficio disciplinare di Stanford, che ha derubricato l’accusa da stupro ad un episodio tra fidanzati con predilezione per il sesso violento.

Il club studentesco nel mirino per festini e trasferte.

Ed è proprio il Foam ad essere indicato come il maggior veicolo di corruzione del corpo studentesco dell’istituto californiano. Già verso la fine del 2013 in un articolo pubblicato da Business Week meno di un mese prima della vicenda di Katz, Jeffrey Pfeffer – uno dei principali docenti della business school di Stanford – criticava la cultura edonistica, tra alcol, macchine sportive e super ville, promossa dal Foam. “La scuola di business è diventata più un ritrovo per feste che un posto dove si studia. Cosa ne è stato delle lezioni, delle prestazioni accademiche, dell’imparare qualcosa?”, scriveva Pfeffer. “Il prestigio dovrebbe arrivare dai successi accademici e professionali, non da chi può tracannare più liquore o organizzare la festa migliore. Prima torniamo alle origini e prima passeremo dal discutere di ubriacature, macchine e case, a discutere di idee”. Un j’accuse condiviso dagli stessi studenti. “Di mercoledì sono sempre esausto e non riesco a concentrarmi alla lezione di Lab Foam 2Leadership”, scriveva di recente uno studente nel blog di Stanford concludendo, “colpa delle feste organizzate ogni martedì da Foam”. A queste si aggiungono poi le “liquidity preference function” organizzate ogni venerdi dalle varie associazioni studentesche sulla town square – il piazzale principale – dell’università, destinate ufficialmente ad incoraggiare la fraternizzazione tra gli studenti per scambiarsi idee più liberamente. Se non bastasse, alcuni studenti hanno pensato che durante i mercoledì del semestre invernale sarebbe stato carino andare a Las Vegas e così è nato Vegas Foam. Da questo poi c’è voluto poco per passare alle escursioni obbligatorie al Sundance Film Festival, ai week-end a Lake Tahoe, al festival musicale Burning Man e ai balli di beneficienza. L’inizativa più controversa è il viaggio annuale in Colombia. Lanciato diversi anni fa, con le sue feste sulla spiaggia, le nottate in discoteca e le escursioni turistiche, coinvolge la quasi totalità delle nuove matricole che vi partecipano addirittura prima di iniziare il corso. Nel 2015 durò nove giorni e vi parteciparono ben 260 degli studenti immatricolati per il programma di Mba, e richiese mesi di preparazione. L’anno scorso, dopo che Business Week dedicò all’evento uno speciale, Bill Taylor fondatore di FastCompany – seguitissimo periodico finanziario di tendenza statunitense – twittava: “Come si fa lo spelling di Stanford MBA? Y*U*C*K (che schifo) Mi spiace, ma fa proprio schifo, non c’è da sorprendersi che nel pubblico ci sia così poca fiducia nel mondo degli affari”. “Si fanno così tante feste che non si riesce a tenerne più il conto”, aggiunge Pfeffer.

Sotto accusa il maschilismo dei vertici.

Mentre gli studenti fanno baldoria il corpo accademico è diviso da battaglie interne. Già nel 2014 quaranta tra docenti e personale amministrativo avevano scritto una lettera al rettore denunciando il clima di tensione creato da Saloner nel dipartimento e il dilagante maschilismo che si registra tra i suoi leader, notando che dal 2010 la stragrande maggioranza delle persone licenziate erano donne o persone al di sopra dei 40. La lettera si concludeva chiedendo le dimissioni di Saloner. Arrivate poi verso la fine dell’anno scorso, anche se Saloner è rientrato “dalla finestra” come direttore del corso di studio sugli effetti dei network sull’e-commerce. I dirigenti dell’ateneo insistono che il problema ora è risolto e che non c’è alcuna conseguenza sulla qualità dell’insegnamento e che il prestigio della scuola è intatto. Ma l’impressione che ci sia qualcosa che non va permane. Stanford ha trascinato Apple in tribunale accusandola di aver ottenuto materiali di sua proprietà da Phills in violazione del suo contratto, e comincia anche a farsi largo l’idea che la crescente influenza della scuola californiana stia danneggiando lo sviluppo della ricerca in campo economico, con impatti negativi sulla diversità etnica e culturale dei talenti che escono dalle scuole di business statunitensi. Phills, che prima di essere licenziato insegnava già saltuariamente alla Apple University, allontanato da Stanford è passato a tempo pieno con l’azienda di Cupertino, dove il suo salario annuale è di oltre un milione di dollari. Da qui la denuncia di Stanford, secondo la quale, l’ex docente starebbe usando materiale didattico che aveva sviluppato mentre insegnava a Stanford.

Donazioni miliardarie, ma piovono critiche.

L’ondata di critiche che ha investito la business school di Stanford arriva poco dopo l’annuncio di Phil Knight, cofondatore di Nike, che ha deciso di donare 450 milioni di dollari alla scuola per addestrare i futuri leader mondiali del business.”Si tratta di un altro esempio di questa corsa pazzesca agli armamenti in corso tra le maggiori scuole di business del paese, che non ha nessun fondamento nella realtà”, ha immediatamente tuonato Malcolm Gladwell, autore del best seller The Tipping Point e commentatore seguitissimo del New Yorker. “Se Stanford desse la metà delle donazioni che riceve ad altre scuole di business il mondo diventerebbe sicuramente un posto migliore”. “Non è senza ironia”, ha aggiunto Poets and Quants, “che il programma di leadership sia stato dedicato proprio a John Hennessy – ex presidente dell’università – sotto la cui guida la scuola è diventata preda degli scandali e che ha inoltre permesso anche a Saloner di completare l’anno accademico prima di doversi dimettere”. Saloner rimarrà saldamente in sella fino alla fine dell’anno, in tempo per l’assegnazione dei fondi del programma per la leadership, che dovrebbe sfiorare i 700 milioni di dollari, e decidere come si svilupperà il nuovo istituto. Se la fama della business school come macchina che produce milionari è oramai cresciuto a dismisura – le statistiche confermano che Stanford ha superato anche Harvard in questo senso – e docenti come Phills e Gruenfeld ricevono stipendi milionari e anticipi della stessa entità dalle case editrici per le quali si apprestano a pubblicare libri (come Gruenfeld che ha da poco ricevuto un milione di dollari per un libro di prossima pubblicazione sui rapporti di potere a livello aziendale), Stanford non riesce a scrollarsi di dosso l’immagine di una scuola sull’orlo del caos, che non riesce a convincere i suoi uomini – studenti, docenti o amministratori – a tenere le mani a posto. L’ultimo in ordine di tempo ad essere stato denunciato per abusi sessuali è stato Tad Taube, miliardario conservatore, filantropo e uomo di punta della Hoover Institution – quella della torre di Stanford – accusato da varie impiegate dell’ateneo.

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Ask Google to Feature World Down Syndrome Day on Google Doodle on 3/21

World syndrome day 2016The Silicon Valley Down Syndrome Network has launched a campaign to ask Google to feature World Down Syndrome Day on Google Doodle to promote awareness about this condition on 3/21. Below the letter I have been privileged to mail as the Chair of the Silicon Valley Down Syndrome Network. If you agree please make a copy of it and email it toSvdsn: proposals@google.com.

Thank you for your support.

 

Dear Google Doodle,

Down Syndrome is a common genetic condition that affects health and development throughout life. It is one of the most common causes of learning disability. There are approximately 400,000 people living with Down syndrome in the United States. Worldwide, approximately 220,000 babies are born every year with Down syndrome. Many more people are living today with Down syndrome than ever before. The United Nations General Assembly has decided to observe World Down Syndrome Day on 21 March each year, and invites all Member States, relevant organizations of the United Nations system and other international organizations, as well as civil society, including non-governmental organizations and the private sector, to observe World Down Syndrome Day in an appropriate manner, in order to raise public awareness of Down syndrome.

http://www.un.org/en/events/downsyndromeday/

https://worlddownsyndromeday.org/

Featuring World Down Syndrome Day on Google Doodle will show Google’s support for the diversity of our world, including individuals with Down syndrome, and help raise public awareness of Down syndrome. Community support and public awareness will promote adequate access to health care, inclusive education, and medical research, all of which are vital to the growth and development of individuals with Down syndrome, enabling them to live a healthier, happier, and more productive life.

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Monteforte’s “THAT’S OPERA!’ Italian Fine Art Returns to San Francisco’s Civic Center

Monteforte’s “THAT’S OPERA!’ Italian Fine Art Returns to San Francisco’s Civic Center

Monteforte at the Opera

The last time some Italian fine art moved through San Francisco’s Civic Center–the city’s center of political and cultural power–was in 1999 whenGottardo Piazzoni’smurals about early California life and landscape were removed from the walls of the central staircase of the SF Public Library, soon–at the time–to become the Asian Art Museum. The Piazzoni’s resurged in 2005 in an obscure corner-room of the then newly minted De Young Museum, but Italian fine art–which had beautified for about 50 years one of the most frequented public buildings in San Francisco–disappeared for good from the city’s landscape. To add offense to injury in 1996 several sculptures by Beniamino Bufano–another giant of Italian-American art–including the famed 38 feet tall “Peace” had been removed from public place such as the San Francisco International Airport, where it had welcomed travelers to the City for about 50 years. It was therefore with great satisfaction that this week we were invited to the unveiling of Versiliese’s Domenico Monteforte’s mural “That’s Opera”, depicting the giants of opera who have performed–or have been performed–at the San Francisco Opera. All in all 60 of Opera’s major talents including Verdi, Puccini, Strauss, Shubert, Pavarotti, Caruso, Domingo, Carrera and many more.

Six meters by three, “THAT’S OPERA!”” is a monumental opera–‘My most important one so far, the work of a lifetime”, according to Monteforte himself–the Murales was unveiled at the dedication of the $25 million renewed “Diane B. Wilsey Center for the Opera” located in the Veteran Building just adjacent to the Opera House.

A former house of the San Francisco Museum of Modern Art–it had hosted shows by founders figures of the international muralist movement such as Diego Rivera, and surrealists such as Henri Matisse and Frida Kahlo–the center had been languishing for many years as a law library. After the great quake of 1988 it had been in disrepair waiting for somebody willing to retrofit it. Enter San Francisco Opera’s Artistic Director David Gockley , and donors the likes of Diane B. Wilsey–who donated 5 million to the endeavor–and Dianna and Tad Taube, Leslie and George Hume, and Susan Anderson-Norby and Doug Norby and the goal was presto reached.

Poly-functional, the center besides a art gallery hosts also the costume studio of the Opera, an educational center, a theater built in Palladian style and equipped with an ultra-futuristic Constellation Acoustic System by Meyer Sound, and sports walls that can be turned into digital mega-screens.

Monteforte, Gockley and Luisotti (in link from Covent Garden)

 

 

 

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New ahead of Newest. Consumer Electronics before Christmas and the CES

The most dreaded moment in the life of a technology writer? It is toward the end of the year, around the Christmas holidays. The conundrum is: how do you produce a write up for Christmas/end of the year without burning whatever new will come out of CES just a couple of week after? How do you stay cutting edge for the holidays and at the same time leave room in your coverage to surprise your readers with novel products and innovations? As always PepCom and some satellite pre-holidays events provide a good mix of what was just used to be a novelty and some tasteful morsels of what’s to come at the Consumer Electronic Show.

JBL’s Everest Elite 700 and Series

Everest_Elite_700_Black_LifestyleLets start with JBLS’ extraordinary Everest series a line of fivewireless headphones –including the flagship Elite 700–with new active noise cancellation which strives to give music lovers an unparalleled blend of topflight audio technology and ergonomic design. All models within the JBL Everest wireless headphones series–including around-ear, on-ear and in-ear styles–connect wirelessly to any smart device to allow listeners to immerse themselves freely in their favorite song and in a world of hi-fi sounds while moving around without wires Not only that, but the ergonomics–developed through extensive research–were conceived to provide contoured ear cushions and earpiece shapes for all listeners. Crown jewel of the serie is the JBL Everest ELITE 700–which JBLS’ publicity alerts me will not be on sale in Italy (but they don’t know to what extent Italians can go when they have to get their techn iology fix) offers one the most innovative and inclusive set of features currently found into wireless headphones. Bluetooth 4.1 provides listeners the ease of wireless connectivity, while the new NXTGen Active Noise Cancelling Technology pairs the immersive experience of noise-cancelling with the ability to control the amount of outside noise let in, creating each user’s ideal balance of ambient sound and music. The  Pro Audio sound technology’s cushions  provide users with an unmatched fit around the ears. Maximizing the lifespan of the batteries the ELITE 700 wireless headphone’s provides consumers with 15 hours of iuninterrupted playtime, while the headphones’ TruNote technology adjusts the sound based on the fit around the ears, personalizing the user’s experience. The free, downloadable My JBL Headphones App allows users to customize headphone settings and features to their liking. Fro more informationwww.jbl.com/Everest-Headphones.

Canary, too fool any home intruder

Canary 2“Having a home security system with video is essential because it will alert you if there’s an intrusion or problem in your home, and give you detailed information about what’s happening,” says Ira Weiss, a retired New York Police Department detective. “A security system is not only a strong deterrent to thieves, but if you’re unfortunate enough to experience a burglary, it can provide excellent evidence after the fact.” and in terms of system that are unobtrusive, functional, easy to install and to manageCanary’s all in one security system set a new bar. It lets you see and hear what’s happening using wide-angle HD video monitoring, high-quality audio, motion detection, and temperature, humidity, and air quality readings. With Canary, you have all the information you need to choose the right response, whether it’s calling the authorities or sounding the alarm. For more information

The Muse of Meditation to keep you on the Happiness Path

muse - black & white3Ever wondered what happens to your brain while meditating and how thta contributes to you being happier? Studies show meditation can make the brain more resistant to distractions. According to psychologists at Harvard University, people spend 47% of their day thinking about something other than what they’re currently doing. That distraction can have a negative impact on our overall happiness. Muse Take the guess work out of meditation and makes meditation easy. Muse. the brain sensing headband (as the headband maker defines it) It’s easy to use: 3 minutes a day, anywhere, anytime and you are set. Muse is the first tool of its kind that can give you accurate, real-time feedback on what’s happening in your brain while meditating. It has been compared to a personal meditation trainer providing challenges to keep you motivated, and rewards that encourage you to build a regular practice. For more information go to www.choosemuse.com

Roominate, connected toys for kids seeking to play house

Roominate Amusement Park -  OOPRoominate™ is an award-winning and customizable line of wired building systems that inspire open-ended,hands-on play through the use ofcircuits, modular pieces and universal joints. Kids (the maker addresses it to girls but evidently they have missed something of the debate on sex and gender in the US) can build and create their own unique and originalstructures or vehicles that can bejoined together or taken apart and remade into something completely new and different. According to its maker Roominate’smission is to inspire the next generation of kids (and what about the cuurent?) to have fun with STEM subjects: Science, Technology, Engineering, and Math, and to help developspatial and fine motor skills, engage hands-on problem solving skills, boost self-confidence and teach basic circuitry. This year, the Roominate line expands with kits that feature more building pieces, vehicles and new accessories. For more information go to www.rominatetoy.com

Beddit, tracking your sleep patterns with no wearable sensors

Package with iPhone Watch AppAre you familiar with this new trend of keeping a tab on ones’ own sleeping habits? Beddit another solution sensor free. According to the makers-tried personally it works–Beddit makes any bed a smart bed. In syntesi the invention connects an ultra-thin sensor placed under the bed sheet with Android, iOS and Watch OS devices over Bluetooth. There is nothing to wear and nothing to do but go to sleep. Sleep tracking begins automatically at bedtime, tracking heart rate, respiration, movement, snoring and sleep cycles. In the morning a personalized SleepScor–a trademarked binomial invented by the maker of the innivators– indicates overall sleep quality and delivers tailored coaching for better sleep in the future.

At night, Beddit Smart automatically logs and compiles sleep data. To ensure a better start to the day, the smart alarm monitors sleep patterns and awakens the person when they have achieved the optimum duration of sleep and are in a light stage of sleep.

In the morning, an intuitive SleepScore is instantly available on Apple Watch and iPhone or Android device.

During the day, do more with the Beddit app and Apple Watch. Track a nap for a well-timed rejuvenation. Using Apple Watch, set the duration of the nap and choose how to be awakened. Now it’s easy to catch up on any sleep deficiency with a short nap and see the benefit reflected in the SleepScore. For more information: www.beddit.com

BacTrac, for a safe and alcoholic holiday season

Mobile_PDP_BacTrack 04_1024x1024Nothing better than a pocketable breathalyzer during the Christmas holiday, so you can make sure–before the police does–that your blood alcohol levels are within norm. “Our goal is to shed light on alcohol consumption habits so consumers can make smarter decisions when drinking,” said Keith Nothacker, President of BACtrack. Last yearBACtrack’s  published a Consumption Report comprised of the answers of nearly 300, 000 anonymous BAC users. December through March is the peak drinking season in the United States. Nearly 75 percent the respondents during this time of the year had an average BAC above 0.06%, which is higher than any other time of the year. Additionally, the days with the highest average BACs include December 6th and 7th (0.087% and 0.088%); New Year’s Eve (0.094%). The full results, including interactive data, can be viewed here.With holiday festivities, many people celebrate more than usual and those celebrations often include alcohol. The full results, including interactive data, can be viewed here For more information: www.bactrack.com

Ring Video door bell: you’ll never miss another visitor: wanted or unwanted.

RingNever worry about missing a visitor again thanks to the Ring™ Video Doorbell. The device streams live audio and video of a home’s front doorstep directly to a smartphone or tablet, allowing homeowners to stay connected to their homes whether in the kitchen or across town. The Ring Video Doorbell installs in No need to wonder if something is going on outside your home, see for yourself. No need to wonder if something is going on outside your home, see it for yourself. Built-in motion sensors detect activity on your property and trigger instant mobile alerts. Fior more information:

Martians! Not only in the theater but soon on the wrist next to you.

product_alpha_imageMartian Watches, a California-baseddeveloper of award-winning analog smartwatches that sport classic watch designs, bring the best of two very distinct worlds, fashion and technology, and putsthem together in a smart, singular, timepiece.Martian Watches debuts two new models inthe Martian Electra series of smartwatches designed with a feminine touch in mind.Martian Electra is part of the recently announced Martian Active Collection, itsnewest contemporary, classic and retro inspired designs based on award-winning Analog-design, Voice Command and Smart Notifications smartwatches which debuted worldwide at Bloomingdale’s on September 12th. The Active Collection features theMartian Envoy, Martian Aviator, Martian Alphaand Martian Electra series smartwatches.

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Cosa Non siamo e Cosa Vogliamo Essere: il Mission Statement di Rete Italia Per il CGIE 2015

Rete Italia MondoCosa Non siamo e Cosa Vogliamo Essere

• Non siamo legati a nessun partito politico, ma stiamo dalla parte di tutti
• Non siamo divisi da barricate ideologiche, ma restiamo degli idealisti
• Non siamo attaccati a nessuna poltrona, ma ci assumiamo le nostre responsabilita’
• Non siamo interessati a solo difendere il passato, ma anche a progettare il futuro
• Non siamo difensori degli interessi di pochi, ma promoviamo quelli di tutti

Lista RETE ITALIA: Un Manifesto Aperto
Viviamo in un mondo sempre piu’ interconnesso, dal mondo social a quello finanziario apprendiamo che i confini una volta riconosciuti e scontati non esistono piu’. Twitti da New York e ti leggono a Nuoro , muovi con un click il mouse a Macerata e le tue azioni si alzano sulla borsa di Singapore….
In questo stesso mondo, pero’, esiste ancora una realta’ chiusa quella della politica, spesso divisa per ragione o necessita’ da steccati che ormai non hanno piu’ molto senso.
In questo scenario ci troviamo a dovere rieleggere il CGIE e a dover scegliere il nostro futuro.

La Lista Rete Italia nasce per creare un sistema italia aperto a livello internazionale. Aperto ai contributi degli italiani che si sono trasferiti all’estero, aperto ad una realta’ in cambiamento, all’idea che nulla e’ impossibile se davvero ci credi, in una parola, aperto.

Qualcuno si chiedera’ che significa tutto questo? Significa che non ci sono limiti ideologici o partitici dietro il nostro progetto, non ci sono interessi occulti o alleanza nascoste, insomma non c’e’ quella Italia che per troppo tempo ha fatto della consorteria e della raccomandazione la sua forza maggiore.
Tutti voi potete contribuire alla realizzazione di un sogno, contribuire con idee o collaborazioni atte a definire il cammino di un organismo la cui vitalita’ dipende da chi c’e’ e vuole farne parte, ovvero noi italiani all’estero.

Questo é un manifesto aperto il resto della storia la scriviamo insieme. Le elezioni del CGIE sono a breve e, se ci voti anche tu, contribuirai a disegnare una nuova alba insieme a noi, qualcosa di bello potrebbe nascere per davvero, ma questa, storia e’ ancora tutta da scrivere…

Rete Italia, CGIE 2015

Come e’ nata la lista: e’ nata dal desiderio di voler contribuire con esperienza, professionalità’, creativita’ e innovazione al rilancio delle comunità italiane ovunque si trovino e alla formazione di una rete dell’intelligenza italiana nel mondo che–operando anche con le istituzioni Itliane all’estero–miri a rilanciare il nostro paese e a tracciare un nuovo percorso per lo sviluppo dell’italianita’ a livello globale. ovunque si trovino e alla formazione di una rete dell’intelligenza italiana nel mondo che–operando anche con i COMITES e il CGIE–miri a rilanciare il nostro paese e a tracciare un nuovo percorso per lo sviluippo dell’Italianita’ a livello globale

A chi ci rivolgiamo? A tutti coloro che vogliono collaborare: a quelli che hanno grandi sogni; ai pionieri e agli esploratori. A coloro che nel bicchiere mezzo vuoto ci vedono un’opportunita’ per riempirlo e a quelli che nella crisi intuiscono una possibilita’ di crescita. A quelli che il non si puo’ di primo acchitto gli fa venire la voglia di rimboccarsi le maniche per costruire una percorso possibile. A quelli che nelle differenze vedono una potenzialita’ per l’eccellenza. A quelli che se falliscono continuano a provarci. A coloro che va bene ma si potrebe fare meglio, e sopratutto se lo facciamo assieme. Ai ricercatori scientifici, agli studenti, agli artigiani, agli artisti, agli imprenditori, ai Sig. Rossi, alle donne, alle minoranze etniche, ai navigatori digitali e ai disabili. Ad un italianita’ insomma che esiste gia’, che lavora, che programma, proietta, sogna e che affascina e che sopratutto e’ in movimento. Se pensi che da qualche parte di questa descrizione ci sei pure tu aderisci per favore. E se non ci sei,…. diccelo che ti inseriamo volentieri

Obiettivo 1. Dar voce alle esigenze dei nuovi emigranti italiani nel mondo, favorendo la loro integrazione nel territorio dove vivono e informandoli delle risorse a loro a disposizione.
– Organizzare eventi di welcoming e/o incontro.
– Distribuire materiale informativo.
– Creare risorse in Internet e/o social network.
– Promuovere, favorire e disseminare momenti di Italianita’ attraverso atttraverso corsi di lingua, storici, artistici, scientifici e economici sul nostro paese a livello globale, in collaborazione con gli enti locali e le rappresentanze istituzionali dell’Italia nel mondo. Promuovere, favorire e disseminare elementi di italianita’, attraverso corsi di lingua, storici, artistici, sociologici e ecconomici sul nostro paese a livelo globale in collaborazione con enti gli enti locali e le rappresentaznze istituzionali dell’Italia nel mondo.

Obiettivo 2. Creare un ponte di collegamento tra la nuova e le precedenti generazioni di immigrati, e tra gli immigrati e le comunita’ locali.
– Collaborare con le associazioni già esistenti per conoscere la realtà in cui viviamo.
– Organizzare eventi culturali e di integrazione in collaborazione con enti locali.

Obiettivo 3. Rilanciare il CGIEcome risorsa a disposizione della comunità italiana globale.
– Farsi conoscere, informando le persone sul ruolo del CGIE e delle altre istanze rappresentative dell’Italia all’estero.
– Proporsi come tramite tra la comunità italiana e le istituzioni.
– Creare una presenza online e/o sui social network.

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