Upload my Mind: La corsa a scaricare il cervello

Pensieri scaricabili

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di Paolo Pontoniere

Si fa presto dire telepatia, ma un breve esame della letteratura rivela che infatti il termine include ben altro che il semplice mind-melding (fusione mentale) di Star trek o esperienze di lettura del pensiero alla Professor X degli X-Men della Marvel Comics.

Una breve ricerca ne evidenzia quasi un centinaio che si esprimono pure a livelli crescenti di padronanza. Si spazia dalla telempatia, ovvero dall’abilità di comunicare attraverso le emozioni, gli esperti del settore la classificano tra la capacità di base, alla manipolazione delle illusioni. Che invece contempla la capacità di manipolare le percezioni di altri individui inducendoli a vedere cose che non esistono o a non percepire cose che invece in realtà esistono. Questo “skill’ appartiene al Livello Avanzato. Il Livello Master include invece il trasferimento di coscienza, ovvero la capacità di proiettare la propria mente nel corpo di un’altra persona. Al Livello Ultimo appartiene la panempatia, l’abilità cioè di interpretare le emozioni di milioni di persone in solo colpo. Per dirla con eventi recenti, un pò come quello ha fatto Trump con le elezioni statunitensi. Nel Livello Assoluto ci sarebbe infine la Mindscape Materialization, la capacità cioè` di trasformare i propri pensieri e la propria volontà in realtà. Cosa questa che invece Trump non riuscirà a fare da presidente.

Ma a prescindere dal celiare su Trump e dall’abecedario Telepathy creato dal fandom SuperpowerWiki (dal quale abbiamo tratto le definizioni testè menzionate), nei fatti più che all’unione dei cervelli, la ricerca scientifica sulla proiezione delle capacità mentali degli esseri umani si sta focalizzando sulla trasmissione delle professionalità, delle attitudini, dei talenti e delle virtuosità. E non solo per sviluppare metodi per il trasferimento di queste ultime da persona a persona, ma anche per i trasferimenti persona-macchina, casomai adottando moduli che possono essere scaricati come si fa oggi con una app per gli smart phone.

In questa direzione a Marzo di quest’anno ha fatto scalpore la notizia che gli Hughes Research Laboratories di Malibu, in California, erano riusciti a scaricare delle abilità professionali direttamente nel cervello di soggetti umani.

In uno studio pubblicato dal giornale scientifico Human Neurosciences iRelated image dell’istituto fondato dal mitico tycoon di Hollywood, hanno descritto come utilizzando una cuffia munita di elettrodi abbiano insegnato a pilotare l’aereo a dei volontari che non avevano nessuna esperienza precedente nel settore.

Stimolazione cerebrale, l’hanno definita. In sintesi dopo aver studiato e copiato i processi elettrici che hanno luogo nel cervello di un pilota, i ricercatori hanno trasmesso la sequenza elettrica copiata dal cervello del pilota direttamente nel cervello dei volontari.

“Si tratta di un sistema nuovo”, ha spiegato Matthew Phillips, uno dei creatori.  “Sembra fantascientifico ma ci sono basi scientifiche solide. Stavamo bersagliando azioni che richiedono la sincronizzazione delle funzioni cognitive con quelle motorie”, ha aggiunto Phillips, “L’apprendimento di nuove conoscenze causa delle modifiche permanenti nel cervello che creano nuove connessioni e nuove memorie, si chiama neuroplasticità. Il nostro sistema bersaglia le regioni cerebrali dei volontari coinvolte nell’apprendimento con i cambiamenti che abbiamo precedentemente registrato nel cervello del pilota”.

Come tutte le inovazioni anche il sistema ideato dai ricercatori di Malibu si ispira ad esprienze che affondano le radici nella storia. Precisamente in quella degli egiziani che circa 4000 anni fa usavano le scariche elettriche generate da anguille e pesci gatto per curare il dolore e stimolare il pensiero.

E mentre il laboratorio di Malibu studia i percorsi elettrici del pensiero, a meno di un centinaio di chilometri di distanza Theodore Berger, docente della University of Southern California e i suoi colleghi hanno usato i percorsi elettrici del cervello per sviluppare una protesi ippocampale—un microchip—così da trasferire l’aprendimento da persona a persona.

Situato nelle piegature profonde del cervello l’ippocampo è la parte del cervello dove le  impressioni momentanee si trasformano in ricordi di lunga durata.

Proposto per il trattamento delle lesoni cerebrali e eventualmente per trasferire, scaricandole come se fossero programmi per un computer, profesionalità e virtuosità da una persona all’altra o anche per ricostruire memorie perdute, il chip dal 2015 è in fase clinica coinvolgendo—causa i rischi associati con la chirurgia cerebrale–12 pazienti affetti da epilessia e nei quali il chip era stato impiantato precedentemente per controllare l’andamento degli attacchi.

“Un ricordo è composto da una serie di impulsi elettrici generati da un certo numero di neuroni in un dato lasso di tempo”, sostiene Berger, “Si tratta di una scoperta importante perché suggerisce che possiamo rappresentare il tutto con una equazione matematica e inserirla in un sitema computazionale”.

Ed è proprio quello che—basandosi sulle equazioni sviluappate dal matematico austriaco Kurt Gödelian formultore dei teoremi dell’incompletezza—è riuscito a fare Berger trasformando i segnali elettrici che si spostano tra le regioni Ca1 e Ca3 dell’ippocampo in un’equazione che, inserita in un microchip, può essere scaricata nel cervello di una persona per recuperare ricordi dimenticati o insegnargli delle abilità nuove

In sintesi Berger i suoi colleghi sono riusciti a registrare il percorso elettrico generato dai neuroni dell’ippocampo di alcuni topi di laboratorio i quali per poter ottenere una ricompensa erano costretti a seguire un percorso predeterminato. Dopo aver registrato il percorso ippocampale i ricercatori avevano poi somministrato una droga ai topi per fargli dimenticare il tutto. Incapaci di ricordare il percorso che conduceva alla ricompensa, i topi ritornavano a percorrrere il tragitto correttamente una volta che venivano stimolati con la registrazione neuronale realizzata in precedenza. Abilitando così i ricercatori, non solo a ricreare la memeoria nell’ippocampo dell’animale ma anche a trasferirla ad altri animali. Ripetuta con le scimmie la procedura ha prodotto risulatati identici.

E le prove cliniche?  Per adesso i ricercatori non si sbottonino ma hanno dichiarato che i risultati iniziali sono molto incoraggianti.

Malgrado l’assenza di dettagli,  la dichiarazione di Berger e colleghi  è servita non di meno a convincere Bryan Johnson, amministatore delegato della Kernel—una azienda biotech per lo sviluppo dell’intelligenza umana di San Diego–ad investire 100 milioni di dollari nello sviluppo e la commercializzazione della loro scoperta.

“Lo scopo del dispositivo sarà quello di espandere e sviluppare le potenzialità della mente umana”,  ha dichiarato Johnson, “esattamente come è avvenuto per l’intelligenza aKevin Warwick 2011.jpgrtificiale in anni recenti”.

Anche ‘Capitan Cyborg’, all’anagrafe Kevin Warwick, è convinto che la risposta al problema della trasmissibilità delle capacità e della ricostruzione dei ricordi risieda nella creazione di un chip nueronale .

Docente di cibernetica alla University of Warwick in Indilterra, Warwick è la prima persona che si sia ma impiantato un chip neuroanle e già nel 2002 lo aveva usato per controllare un braccio robotizzato che si trovava negli Stati Uniti mentre lui se ne stava a Warwick. In un altro esperimento poi Warwick aveva impantato la moglie con un chip simile al suo e lo aveva utilizzato per provare le stesse sensazioni fisiche della moglie in tempo reale.

Le ricrche con le protesi non potevano non stimolare esperienze  artistiche di fusione uomo-macchina come per esempio nel caso di Neil Harbisson.

Inglese , cresciuto in Catalogna e residente a New York, Harbisson che è nato daltonico, si è fatto impiantare una antenna nel capo che gli permette di sentire e provare i colori.

Ma l’uso delle protesi cerebrali non si limita solo all’accademia o alle arti ma è servito a stimolare una subcultura, quella dei Grinder (bihacker),  che cercra di preparare il mondo ad un futuro transumanistico nel quale persone e macchine si fondo per far evolvere ulterirormente le capacità fisiche e mentali dell’um,anita.

“E’ un discorso che interessa a tantissime persone,” sostiene Nikolas Badminton, un futurista di Vancouver—British Columbia—che si è fatto impiantare un chip nella mano per gestire la sua casa. E mentre riconosca che la sua è ancora un’esperienza di frontiera, Badminton prevede che diminuendo di costo l’augmentazione umana col passare del tempo  diventerà una moda alla pari di quella dei tatuaggi.

Ma cosa succede se queste protesi le si usa per collegare in rete più cervelli o per permettere ad un gruppo di individui di collaborare? Una domanda questa alla quale sta cercando di dare un risposta Miguel Nicolelis della Duke Univeristy Medical Center, al quale si deve l’esoscheletro che premise ad un paraplegico di calciare la prima palla dei mondiali brasiliani.

Sviluppatore di un interfaccia che permette la comunicazione diretta cervello- cervello, Nicolelis non solo è riuscito ad ottenere che dei topi si trasmettessero pensieri e esperienze a distanza e senza che si potessero vedere, ma è stato in grado anche di mettere in rete un gruppo di primati che senza vedersi riuscivano a collabrare nella realizzazione di un gioco di gruppo.

“Dove andremo con questa scoperta? Difficile dire”, ha dichiarato Nicolelis “Ma tra qualche decennio quando una madre sarà in grado di condividere la sua vista col figlio nato cieco o un muto sarà in grado di parlare grazie ad un bypass cerevello cervello con una persona che invece può parlare, qualcuno si ricorderà che fummo noi qui, oggi a fare i primi passi”.

 

Il piano per raggiungere l’immortalita’ digitale

Paolo Pontoniere

In mancanza di soluzioni che possano garantire la vita eterna—se si fa eccezione per quelle offerte da scelte religiose—le possibilità di sopravvivere alla morte sono abbastanza remote, eccetto che per quelle offerte dall progetto Upload my Mind.

Lanciato da Ken Hayworth della Brain Preservation Foundation e Randall Koene di Carboncopies.org, la proposta prevede che in un futuro non molto remoto sarà possibile fare l’upload dei propri ricordi, delle conoscenze e della propria personalità in un computer che può emulare i processi cerebrali, rendendo in effetti immortale la persona che fa l’upload. In questa maniera liberata dall’incombenza fisica la mente di una persona potrebbe imbarcarsi in un viaggio millenniale che la porti ad esplorare tutti gli angoli della galassia o tutte le opportunità che la vita sulla Terra può offrire.

“Questo nuovo substrato—il cervello scaricato nel computer NdR—non dipenderà dall’ossigeno atmosferico”, ha sostenuto Koene, “Può imbarcarsi in un viaggio di mille anni in cui personalità digitali e machine si fondono per esplorare gli angoli più remoti dell’universo, liberi di penetrare atmosfere aliene e ambiti dello spettro visivo e radioattivo che trascendono le limitazioni biologiche”.

Un sogno antico questo che affascinò anche Benjamin Franklyn che però teorizzò di chiudersi in una botte di vino e di uscinre un centinai di anni dopo per osservare come s’era evoluta la vita degli statunitensi. Franklyn non era un beone, al contrario la sua ipotesi prese corpo da osservazioni empiriche: durante un banchetto londinese Franklyn stappò una bottiglia di vino dalla quale uscirono tre mosche, due delle tre dopo alcune ore si ripresero e volarono via. Se Franklyn fosse vissuto oggidì si sarebbe comprato invece uno dei programni per la sopravvivenza cerebrale offerti dalla Brain Preservation Foundation e da carboncopies.com.

 

Il modem corticale di DARPA

Paolo Pontoniere

Le prime notizie relative al modem corticale di DARPA, l’agenzia per la ricerca scientifica del Dipartimento della  Difesa statunitense, sono emerse per la prima volta all’inzio di quest’anno nella rivista transumanista Humanity Plus e descrivono il primo interfaccia neuronale cervello cervello che potrebbe essere usato per augumetare le capacità intellettuali e fisiche di chi lo usa.

Diretto da Phillip Alveda, capo del dipartimento di tecnologie biologiche di DARPA, il progetto si ripromette di produrre nel breve termine un sistema ottico dal costo di 10 dollari e dalle dimensioni di due penny sovrapposti, che sia in grado di creare immagini di realtà augumentata direttamente sulla retina di una persona senza bisogno di occhiali, elmetti o altri tipi di display .

Elaborando ulteriromente le teorie di Karl Deisserroth sull’opticogenetica, la cui ricerca esamina come i circuiti neuronali informino i comportamenti, il progetto di DARPA mira ad inserire proteine derivate dalle alghe nei neuroni per poi controllarle con pulsazioni luminose. Coniugato con l’uso di quello che DARPA chiama ‘stentrode’, un sensore ultraminiaturizza che combina le qualità di una antenna con quelle di uno stent simile  a quelli usati generalmente per riaprire i vasi sngugini otturati, il modem neuronale permetterebbe non solo di tramettere informazioni direttamente nel cervello del ricevente ma anche di controllare le macchine da guerra, e si perché con DARPA sempre di guerra si parla, col cervello e ai soldati di comunicare l’un coll’altro con il pensiero senza bisogno di vedersi o di utilizzare altri supporti tecnologici.

 

 

 

 

 

 

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Of Health, of hubris and of wishful thinking: I mali del mondo secondo Zuckerbegr

Le malattie del mondo secondo la Chan-Zuckerberg Initiative

Paolo Pontoniere

20160921_1121211Nell’entusiasmo suscitato dall’annuncio dell’inziativa “Chan-Zuckerberg per curare i mali che affliggono l’umanità nel corso della vita dei nostri figli”, s’è perso di vista il fatto che infatti la nuova azienda fondata dai coniugi Zuckerberg–eh si di azienda si tratta, quindi aderirà pure lei alle leggi del profitto– non curerà proprio niente direttamente.

Al contrario delle non-profit, piuttosto che finanziare la cura di un male particolare, la Chang Zuckerberg mira a rispondere a domande di carattere scientifico. Domande del tipo che ruolo giocano le varie cellule del corpo nell’eziologia di una malattia? Oppure: cosa guida le piegature delle proteine e che mali derivano dallo scombinamento del loro ordine? Domande scientifiche di base quindi, che hanno una rilevanza sì per i ricercatori, ma non immediata applicabilità per i medici che in ospedale affrontano il risultato di quelle pieghe fatte male o della morte di quelle cellule delle quali si sta cercando di scoprire il ruolo.

Ma perché la ricerca di base e non quella ospedaliera? Ce lo ha spiegato lo stesso Zuckerberg a lato della presentazione dell’inziativa.

“All’inizo del 1900 una persona che viveva fino ai 50 anni era fortunata. Nel 1900 con la nascita della virologia la durata della vita umana si impennò verso l’alto ed è grazie all’applicazione delle scoperte scientifiche che la durata della vita continua a crescere”.

Ed è dalla scoperta di nuovi fenomeni scientifici, ha continuato Zuckerberg, che arriverà la risposta ai mali che ci affliggono.

“E dal momento che le esperienze del 20mo secolo provano che se ci ragioniamo riusciamo a risolvere qualsiasi problema, niente di meglio che finanziare i migliori ricercatori del mondo perché collaborando—ingegneri, medici, fisici, programmatori e genetisti—concepiscano soluzioni che oggi ci sfuggono”.

La punta di diamante della “Initiative” è il Biohub. Seicento milioni di dollari di investimento, questo istituto si avvale della collaborazione storica di Stanford, di UC Berkeley e dellla UC San Francisco—tradizionalmente concorrenti agguerrite. Situato a San Francisco, in quella che viene adesso definita la Medical BioValley–un triangolo di terra strappato al vecchio porto fatiscente della citta’ e sul quale oggi sorgono i laboratori biomedici più avanzati del mondo–l’istituto è appena nato e si cimenta già con progetti di portata storica. Il primo quello di creare un almanacco di tutte le cellule del corpo umano con la loro funzione e il secondo quello di rilanciare la lotta alle malattie infettive.

“E’ una collaborazione che rivoluzionerà la comprensione dei fenomeni immunitari e fisiologici del nostro corpo”, dichiara Bill Gates a 99 durante la presentazione dell’iniziativa dei Zuckerberg, “Ci aiuterà a formulare una strategia per debellare i mali che decimano l’umanita’”,

Ma quali siano i mali da curare immediatamente e quale debba essere la strategia per arrivarci sono domande che i creatori del Biohub–e i fondatori dell’inziativa–per adesso lasciano alle speculazioni dell’ascoltatore.

Affidato a due ricercatori di prestigio: Joseph De Risi, il virologo al quale si deve la 20160921_1150251scoperta di SARS e il biofisico della Stanford University  Stephen Quake (al quale si deve il chiacchieratissimo test per rilevare la syndrome di Down in fase gestazionale); il Biohub rischia di operare con due teste.

“Sono stanco di vedere i poveri del mondo morire solo perché non hanno la carta di credito”, dichiara De Risi a 99, “Mali come la malaria, Zika, la SARS lasciano l’occidente indifferente perché affliggono sopratutto i poveri e ai poveri non ci pensa nessuno”.

Più defilata la posizione di Quake, “Ci focalizzeremo si soluzioni terapeutiche e non tanto su soluzioni analitiche”, dichiara Quake quando gli si domanda se la cure che ci potremo attendere dal suo istituto sono simili al test per la sindrome di Down da lui proposto come uno strumento valido nel trattamento della condizione.

E mentre i due direttori si muovono in direzioni contrastanti, per la Chan-Zuckerberg Initiative le emergenze sono ancora altre: le malattie cardio-vascolari e neurodegenerative; il cancro e le infezioni, mali che ogni anno causano milioni di morti nel primo mondo. E in quel senso l’inziativa del fondatore di facebook si discosta poco dalla ricerca tradizionale: mentre meno del 10 per cento dei fondi spesi internazionalmente per la ricerca medica finiscono nei paesi emergenti, i ¾ dei fondi stanziati da Zuckerberg e consorte sono destinati anche loro a mali che affliggono sopratutto il primo mondo.

Ma vediamoli da vicino questi mali.

Malattie cardiovascolari:

Malattie coronariche, trombosi, cardiopatie reumatiche, ipercolesterolemia, ischemie e emboli polmonari: secondo i responsabili dell’iniziativa casuano 10 milioni di decessi l’anno. Ma dev’essere solo nel primo mondo perché secondo l’OMS le morti sarebbero circa 18 milioni rappresentando il 31 per cento dei decessi a livello globale. Si tratta per lo più di malattie di popolazioni dal redito medio-atlo, ma le proiezioni denotano una crescita estrema nei paesi emergenti.

Neurodegenerazioni:

20160921_1123501E’ un termine parapioggia. Indica la perdita progressiva di funzioni dei nuroni fino alla loro morte. Molte malattie cerebrali incluso l’Alzheimer’s, Parkinson’s Huntington’s e sclerosi multipla risultano dal decadimento neuronale. Secondo il Chan-Zuckerberg ogni anno causano 7 milioni di morti. Secondo la WHO nel 2013 il morbo di Parkinson’s superò i 53 milioni di casi e causò 103 mila decessi. Nel caso dell’Alzeheimer’s nel 2015 nel mondo si registravano 48 milioni di casi e oltre 500 mila decessi. Questa cifra superarà la soglia dei 700 mila entro il 2017. Secondo alzheimers.net entro il 2050 oltre 135 milioni di persone ne soffriranno a livello globale.

CancroL’umanità è afflitta da oltre 100 tipi di cancro. Per cancro si intende  una crescita cellulare anomala che finisce con l’invadere altre parti del corpo e eventualmente causare la morte. Secondo la WHO nel 2012 nel mondo si registrarono oltre 14 milioni di casi. Secondo la Chan-Zukerberg questa malatita causa oltre 8,2 milioni di decessi. I più diffusi sono, negli uomini: cancro della prostata e colorettale; dei polmoni e dello stomaco. Nelle donne: della cervice, del seno, colorettale, polmoni e delle ovarie. Il cancro più diffuso è quello della pelle: incluso il melanoma supera il 40% dei casi a livello globale. Il costo annuale di questa malatita supera il trilione di dollari.

Malattie Infettive

Per malattie infettive si intendono tutte le condizioni causate da batteri, virus, parassiti e funghi, e possono essere trasferite da persona a persona. Tra i mali in crescita ci sono la tubercolosi, la malaria, meningite, l’HIV/AIDS e il Morbillo, per non menzionare pandemiche come Ebola, SARS e Zika. Si tratta di malattie che affliggono prevalentemete i paesi emergenti. Secondo la Chan-Zuckerberg ogni anno causano 8,5 milioni di morti, mentre per la WHO 1,7 miliardi di persone rischiano la vita a causa di malattie tropicali non trattate.

 

 

 

 

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Napoli 1980s: No/New York, but a Factory of Global Social and Cultural Revolution

What follows is the integral version of the essay accompanying Toty Ruggieri’s photos in the book Diamond Dogs Officina Post Industriale just published by Rome’s (Italy) Yard Press.

 

Napoli 1980s: No/New York, but a Factory of Global Social and Cultural Revolution

© Paolo Pontoniere

The Diamond Dogs opened its doors in 1984 in Naples, in the midst of what appeared to be a sudden turn toward ephemeral and hedonism

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Photo: Toty Ruggiery

of Italy’s proverbially political-savvy youths. Salvio Causano, Stefania Vastarella, Salvatore Magnoni, Enzo Casella, Michele Genovese, Alessandra Novelli, Tonino Piccolo, Leopoldo, Gennaro da Piscinola, Luca Cangemi, Salvatore Cusano, Franco il Rosso.  As for many juvenile enterprises of these times, the points of stylistic reference were the famous punk-houses of Northern Europe. Berlin, the Risiko. London, the Windsor Castle. The Manna Machine, the Dissidenten,  the Clash, David Bowie.

 

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Photo: Toty Ruggieri

David Bowie/Diamond Dogs: an archetypical binomial of sexual fluidity, political transgressivism, pursuers of glamorous visions of a post-apocalyptic and dystopian future. All true…,But it would be a big mistake reducing the history of the Diamond Dogs to a curious result of imported cultural trends, or even worse to a mere expression of social malaise, to the result of social fragmentation and, or cultural marginalization. To be extremely clear, let me say: to another Punk-me-too experience like the many thousands that emerged, “becoming”, throughout Europe during the ‘80s.

 

The clothes, the symbolism and the mannerisms may have been similar to those adopted by punks across the old continent but make no mistake, the experience of the Diamond Dogs, as the social and political vicissitudes that Naples lived during those years, were unique in the Italian panorama, and probably in Europe as well.

 

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Photo: Toty Ruggieri

Foretellers of phenomena to come in years to follow, the events that took place in Naples, and at the Diamond Dogs, during the second half of the nineteen eighties were harbinger of a world to come in which social fluidity, economic instability, and political transformism would become the rule rather than the exception.

 

In this view the parabola the Diamond Dogs, rather than a marginal trajectory, may constitute one of the most exquisite examples of the social revolution that was taking place in Naples during the eighties.

 

It was a youth-driven social revolution that–even if just for a short moment–returned Naples to its role of international capital of culture, and social experimentation. Returned the city to a ‘loci’ where debating ideas was anew the bread and butter of a generation of youths who, poised on the frontier of cultural innovation and social involution–as it had been during the times of Vico, Cuoco, Filangieri, Galanti, Pimentel, and Genovesi– aimed to heal the wounds caused by recent natural disasters, by man-made criminal emergencies, and by political mismanagement.

 

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Photo: Toty Ruggieri

Since the big earthquake that had struck Campania in November of 1980, the city had been poised between grace and desperation, constructivism and destruction; between social progress and political involution, in synthesis between hell—the crumpling historical center in the flatlands and the sprawling project-land that grew eastward and southward beyond its famed hills–and paradise—uptown: Vomero, Posillipo, Santa Lucia.  And while the whole nation was coming to terms with the fact that the country had a serious problem with political corruption and criminal infiltrations in the public administration, toward the mid-eighties, for some media alchemy the narrative about crime, moral turpitude and social degradation came to be associated with Naples and the south of Italy. Naples in particular, with its high juvenile unemployment, gripped in the vise of mafia’s gang wars, with its daily bulletin of wounded and killed, a crumbling urban structure and an ineffective public administration, become the image of everything that did not work with the country.

 

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Photo: Toty Ruggieri

While reports about the north described a country in the midst of an economic boom, in which science, design, fashion and technology were fostering a rapid transition from what was still mainly an agricultural society to an industrial and service based economy, media investigations about Naples and the South focused mainly onto its problems, and on the shortcomings of its people. Thus Napoli became a convenient distraction from other and more troubling developments. From events like the bombing of Itavia flight 870 over Ustica, the bombing of Bologna’s Train station, the bombing of train 940, the discovery of the existence of P2–yet another secret service inspired putschist organization—and of the existence of Operation Gladio, yet another clandestine “stay-behind” plan developed during the Cold War by Italian rightwing politicians in cahoots with CIA and NATO to prepare for resistance in case left-leaning forces should ever gain control of governing levers. Years later Mani Pulite (Clean Hands)–a 1990s’ nationwide judicial investigation into political corruption that lead to the demise of Italy’s so called first republic, and eventually to the dissolution of Italy’s traditional political parties –will in fact confirm that corruption and malfeasance weren’t just a Neapolitan problem, nevertheless the media-driven negative narrative about a community gone astray would associate Naples’ public image indelibly with garbage, petty crime, social and urban chaos.

 

Was this an original experience? Did it provide a unique insight?

 

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Photo: Toty Ruggieri

It is by no means a stretch of imagination affirming that attempting to revolutionize the chaos that smothered the city the youth of Napoli, like those who frequented the Diamond Dogs, laid the foundation of phenomena to come. Of phenomena like Italy’s Mani Pulite and the dissolution of Italy’s traditional political system; the Second Republic; the end of the political categories of right and left; Slow Food; Italy’s New Cinema; Italy’s New Theatre, and the quest to pacify and reclaim the Mediterranean as a sea of peace and of all people, as well as a newfound acceptance of ethnic and sexual minorities.

 

It would in synthesis not be an overstatement to say that from many points of view the city was living a new season of ideal and cultural ferment similar to that it had lived in 1799, when a short lived Illuminist revolution in response to Bourbonic despotism–allowed the city to unleash the creative energy of its people, and to become a leader in events that lead to the end of feudalism, to the rise of modern Europe, and to the beginning a global discourse about the rights of the people, democracy, and freedom. A discourse this one that will reach maturity during the American anti-cololonial Revolution, and that continues today.

 

The Diamond Dogs, the Selvaggi Napoletani and the New Giacobini

 

Taking place between 1984 and 1989, the experience of the Diamond Dogs coincides with the ‘escape velocity’ phase of the socio-political processes triggered by the earthquake of 1980.

 

Four years from the seismic events the metal scaffoldings that had been initially propping-up thousands of the city’s buildings, like arms supporting a sorrowful mourner to prevent her ruinous fall, have become a straitjacket. Their rigid embrace is suffocating not only the view, but also putting a damp on the enthusiasm and the inventiveness for which the city population is renowned around the world. This is the tail-end of the years of lead. Are the years of the heroin epidemic—which like the crack epidemic in the US will erase a generation of political activists–of the state coming to pact with the Camorra via its secret service, while every day’s reality has become a Kafkian experience with unscripted rules, and in which any action can generate multiple and contradictory results.

 

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Photo: Toty Ruggieri

Skepticism, cynicism, social segregation, cultural marginalization, behavioral anomie and helplessness are causing a diffused lethargy of the spirit and exerting a chilling effect on the collective creativity. The streets are invaded by a daily flood of protesters, both from the right and from the left of the political spectrum, asking for everything and the opposite of everything else. Prone to be easily influenced by demagogues and their promises –from the movement of the unemployed (il movimento dei disoccupati), to that of the homeless (i senza casa)–these crowds hold siege to the city precipitating it into a state of permanent conflict while public-services, from waste-collection to public transportation, are in disarray and can barely meet the needs of the population.

 

And while in other cities music and culture gave rise to “urban tribes” like the Paninari, the dark, the new romantics, the  metal heads and post punks – groups of young people who bonded mostly over clothing style or musical preference–in Naples the social emergency and the structural catastrophe provide fertile ground to the birth of an unique indigenous clan, the Selvaggi Napoletani (the Wild Neapolitans, as they will be quickly dubbed by the media): an unstructured youth movement that sought to oppose creative anarchy and rational thought to the socio-political chaos which would in short order sweep over—first–the city and then the nation.

 

A transgenerational and tran-stylistic horde-libre that included fine artists, photographers, musicians, journalists, poets, sculptors, actors, and free thinkers, the ‘Selvaggi Napoletani’ emerged from the tufan belly of the city, from the same musky and proto-Christian catacombs where the Diamond Dogs lived its adventure.

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Photo: Toty Ruggigeri

 

Forming a network of tunnels that connects the hills to the Greek palaeopolis buried under city’s center, these guts provided refuge, and a stage, to a generation of artists, scholars, performers, which had set out to cut a different trajectory in the maze of indecipherable and unscripted laws that regulated Napoli’s social dynamics.

 

While national media had written off the city off as lost cause, teams of Neapolitan investigative photographers and journalists–including this editor—like Toty Ruggieri, Gianni Fiorito, Luciano Ferrara, Marina Arlotta, Michele Buonuomo, Francesco Durante, Gianni Montesano, and Federico Vacalebre were tearing the veil of national indifference toward the Neapolitan drama and, venturing into the soft underbelly of the city, were unveiling uncomfortable truths and secrets worth killing to shroud them from public scrutiny.

Gianni Montesano, Toty Ruggeri and Pino Cimo’s investigation into the assassination of young Neapolitan journalist Giancarlo Siani–“Mani Pulite” ante tempora—indicated the clear existence of an incestuous connubial between organized crime and public institutions. A connection which extended into the high-echelon of power: a leader of the ruling Socialist Party–and mayor of one of the major cities in the county of Naples–emerged in fact among the masterminds of the assassination. Siani had been investigating into shady dealings between local political figures and crime cartels surrounding the distribution of public funds for the reconstruction of the city.

A series of reports about the effects that NATO’s military servitude had on human trafficking, prostitution, drug trade and petty crime in the neighborhoods surrounding the port of Naples, produced by this writer, Ruggieri and Montesano for a now defunct regional magazine, were met with physical treats, and subjected to inexplicable rejections by local media, even though is some cases they had commissioned the reports in the first place.

 

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Photo: Toty Ruggieri

And while Neapolitan publishers like Vincenzo Sparagna of Editoriale Primo Carnera —Frigidaire, Frizzer, Tempi Supplementari, and Vomito—and Gaetano Colonnese of Colonnese Editore, revived the art and craft of independent book publishing, theatrical revolution was afoot as well. 40 years from another theatrical revolution driven by international giants of dramaturgy like Raffele Viviani and Eduardo  De Filippo, innovators the likes of the late playwright Antonio Newiller—founder of Teatro dei Mutamenti—and Enzo Moscato were revitalizing Naples’ storied theatrical tradition with plays such as “Titanic the End” and “Scannasurice”, which allegorizing on the tragic story of steamship RMS Titanic (which sank between the polar ice on April 14, 1912), the first, and the plight of a transgender in a post-earthquake Naples–the second,–offered a suitable and immediately understandable metaphor for the tragic destiny that had befallen not only the city but an entire generation of Neapolitan intellectuals and political leaders who in their soporiferous, and self-serving lethargy, where sleeping at the wheel while the world in which they lived was steadily being swollen –amidst a Babelic chaos–into a sea of banality and incompetence, or even worse into a cruel co-dependency between abused and abusers, exploited and exploiters, degradation and excellence.

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Phto: Toty Ruggieri

Newiller and Moscato weren’t white flies though. At their heels was a news school of talents. The “Nuova Drammaturgia Napoletana” as it will be successively defined, which included groups such as Falso Movimento, and Teatro Studio, founded respectively by Mario Martone and Tony Servillo with a cadre of emerging actors and scenographers who will eventually—currently–become the “New Face” of the city around the world . Actors like Tony Servillo, Licia Maglietta, Andrea Renzi, Daghi Rondanini, Annibale Ruccello, Salvatore Cantalupo. In those years the number of off–houses grew as well. Like mushrooms following a tempest they sprang up an disappeared around the city some times in a matter of weeks. For a minute Napoli rivaled London for the number of off-locations–with the most renowned being the Teatro del Garage, Teatro Nuovo, Teatro Ausonia and San Carluccio.

 

And while the off-scene was alive and well, the nigthclubbing network provided a fertile ground for an exquisitely unique Neapolitan off-off scene. Locales like Diamond Dogs, the Pulsar in area Costantinopoli, the Riot at Palazzo Donn’Anna off Spaccanapoli, the ZX, the KGB, the Rockery-Nook, the Sensemilla, the Caffe della Luna (The Moon Café’), and social centers such as Segnali di Accelerazione (in the hinterland Acerrano), the Tienament (remember in Neapolitan, on the northwestern board of the city in that of Soccavo), offered an outlet to a slew of personal “pastiches” by budding young performers from local art schools like the Accademia di Belle Arti, and to bands like the Bisca, the Avion Travel, Les bandard Foux, the Liquid Eye, the Detonazione, the Almamegretta, which will produce the first musical expression of an emerging dialectical ethno-punk/ska of Mediterranean flavor, and which will pave the way to the ‘90s phenomenon of the musical posse around this ancient basin.

 

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Photo: Toty Ruggieri

In the meantime Sparagana’s monthlies Frigidaire, and Freezer had introduced readers to a new kind of reporting. A reporting in which real news, current and political affairs were revisited through the lens of cartoons, and which was promptly imitated across the Alps by French, Spanish and German newspapers and magazines. This new form of narrative in recent years has been dubbed “graphic novel”, and has proven to be extremely useful to Middle Eastern writers attempting to show the human face of the Iraqi war–and of the Palestinian conflict–to readers around the world.

 

Fine artists merit probably a chapter apart in this history. Poets of inner landscapes reflecting the struggle of an entire generation to gain a  seat at the table of history, painters, sculptors and photographers were at the vanguard of this push to explore new paths toward modernity. Their cadre included—among the others–Gabriele Di Matteo, Massimo Latte, Francesco Sansone, Piero Gatto, Michele Ciardiello, Salvatore Giusto, Maurizio Colantuoni, Fathi Hassan, Aldo Arlotta, Umberto Manzo, Salvatore Silvestro, Salvatore Bossone, Saverio Lucariello, Pina de Luca, Maurizio Pivetta and Lucia Gangheri. Taken together they constituted a new Neapolitan school of painting the likes of Neapolitan painters of the sixteen hundreds and revived the Neapolitan pictorial tradition of innovation, as the Transavantagarde had done during the seventies, returning the city the role of historic leader of the visual arts. A role that seemed to have dissolved during the impact with the earthquake.

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Photo: Toty Ruggieri

 

What was happening in Naples hadn’t escaped artist who were on the cusp of experimentation though. Those were in fact the years in which the international avant-garde attracted by the city’s cultural ferment returned to Naples. Kounellis, Beuys, Nitsch, Kubelka and Warhol, to name a few, descend on Naples attracted by the Jacobin spirit of its artists and its performers. Great exhibitions like Terraemotus; of Naples No New York; Napoli 99 (which will give ‘life’ also to a namesake foundation and to one of the city’s most renowned posses, the 99 Posse); of “Bloque, Cerise, Boquetes, Jacquerte, Bijou”, will bring international attention to the city. Jean Noel Schifano appointment as director of the Grenoble Institute will also reveal an interest among European intellectuals to restitute Naples to its role of European capital of culture. Prophetically anticipating experiences such as California’s ethno-mixed cuisine— Schifano, a bonvivant and an estimator of Neapolitan beauty, will prompt the first ever experiment of culinary fusion, proposing the development of recipes mixing French and Neapolitan cuisine. Welcomed and promoted by the clubs of the nightclubbing network, Schifano’s exhortation will result in the birth a slew of eateries around the city which, managed by young entrepreneurs, will propose a new kind of fast-food, made of traditional foods wrapped in servings of convenience, and so are born the first buds of what will eventually become the Slow Food movement and eateries that, like the Campagnola (The Countrified) of Piazzetta Nilo and La Cantina del Sole (The Tavern of the Sun) at Via Palladino , which were popular grubs locales will in short order turn from taverns of the people into starred Michelin Guide destinations for the enjoyment of gourmands worldwide.

 

One should not commit the error though to believe that experiences like the Diamond Dogs were meant to fulfill only a superstructural need—to adopt a Materialistic point of view. They promoted also social engagement and political committement. At the end  we must not forget that one of the most widespread graffiti of the time—and one of the most diffused slogan among Neapolitan punks and left leaning activists–was “Eroina, Fascisti, e Polizia dai nostril quartieri vi spazzeremo via”— Heroin, Fascists , and police from our neighborhoods we will wipe you out. Clubs like the Diamond Dogs, the Pulsar, Segnali di Accelerazione, and many other played a defining role in local and international campaigns, promoting indigenous, national and international causes; historical the campaign that they organized in favor of the Welsh miners protesting the Thatcher government. It involved practically all the city’s club and led to a national march in their support in Rome.

 

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Photo: Toty Ruggieri

To recall events that took place more than 30 years ago may appear self-celebratory, the need of a generation well on its way to Sunset Boulevard, but we beg to differ. Napoli is once again a center of international attraction, and its innovative spirit is recognized again by innovators form some of the world’s major technological centers—it is not an accident in fact that giants of technology like Apple and Cisco have decided to open research and development in this city. The first inaugurating a center on the Eastern edge of the city to train European App developers, and the second opening a production center in that of Scampia, one of the largest housing settlement for the poor and the economically disadvantaged in Europe. It is at this juncture, when defining changes are afoot, which risk to change the nature of the city for ever—see for example what a booming tech economy has done to the social fabric of San Francisco and Northern California–important to understand, and to remember, where we came from, and how we got where we are. Experiences like that of the Diamond Dogs contributed to creating what is being defined the Neapolitan Risorgimento. It is imperative to learn from those years what was done that was good, and thus apply it today, and what we should avoid. Not only to avoid that the negatives of history repeat themselves—to get out in other terms for history’s course and recourse loop– but above all to project what we have learned that works into the future, so that new generations of Neapolitan artists, thinkers, politicians, and social activists may prosper, create and thrive.

 

 

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Stanford confidential, scandali e sesso minacciano la business school più famosa al mondo

Foam party stanfordRelazioni extraconiugali tra docenti, festini ed eccessi degli studenti: l’istituzione accademica simbolo della Silicon Valley, che dovrebbe formare i nuovi leader della finanza e vanta tre Nobel nel corpo insegnanti, finisce al centro di pesanti critiche. “Ormai più famosa per le feste che per le lezioni”. Prestigio a rischio, e il mondo della finanza e le famiglie degli studenti sono in allarme

di PAOLO PONTONIERE

SAN FRANCISCO – Di primo acchito la si sarebbe potuta definire una tresca tra colleghi. E non fosse per il fatto che si tratta di due docenti della prestigiosa School of Business della Stanford University, la gallina dalle uova d’oro della famosa università californiana, i media l’avrebbero ignorata. Ma ci sono in gioco interessi economici che collegano la scuola ad un network di potere che include i maggiori venture capitalist statunitensi, le principali aziende hi-tech del pianeta, i banchieri di Wall Street e il governo americano. E così la storia della relazione extramatrimoniale tra Garth Saloner, ex-preside della School of Business della Stanford University, e Deborah Gruenfeld, una sua collega, che in condizioni normali si sarebbe risolta in maniera privata, è finita sulle prime pagine dei maggiori media economici statunitensi e sta offrendo ai giornalisti l’occasione per squarciare il velo di omertà che circonda per tradizione la famosa scuola statunitense. Cosa che, oltre a offuscarne il prestigio, serve anche a rinfocolare la polemica sugli eccessi e i privilegi di cui gode il mondo dell’accademia statunitense e spinge molti analisti a domandarsi se la scuola non viva oramai solo di fama mentre la situazione attuale sia ben diversa dalla versione ufficiale, che la presenta come il regno del successo e dell’innovazione.

La sindrome della torre d’avorio.

I genitori degli studenti (la cui retta a fine corso di laurea si aggira sui 250mila dollari) si domandano se il loro investimento abbia un reale valore o se non stiano invece finanziando un sistema di privilegi e abusi. Se lo domandano anche i manager delle società di venture capital che finanziano gran parte delle startup e delle innovazioni che emergono dalla scuola di Palo Alto: temono che il serbatoio dal quale sono emersi tanti degli unicorni della Silicon Valley sia affetto dalla sindrome della torre d’avorio. Negli Stati Uniti non di rado si parla proprio di “ivory tower syndrome” per indicare l’isolamento nel quale operano le università e i loro docenti. Isolamento che per altro implica previlegi, come la cattedra a vita (a meno che non si commettano atti gravissimi) e stipendi che, superando il milione di dollari l’anno, sono inaccessibili ai comuni mortali. Questo scollamento dalla società civile è ancora più evidente nel caso della Stanford University, dove per altro una torre c’è davvero: la Hoover Tower sede dell’omonima fondazione ultraconservatrice e rifugio dorato di professori famosi e politici repubblicani sul viale del tramonto. Non sono solo i venture capitalist a temere, ma anche, appunto, i genitori dei giovani che studiano a Stanford, preoccupati che il loro investimento non produrrà i risultati sperati. Si tratta di promesse di non poco conto. Secondo il periodico Forbes a cinque anni di distanza dalla laurea, un laureato in business della scuola californiana guadagna in media 250mila dollari l’anno – cifra notevolmente superiore a quella garantita dagli Mba di altre scuole di business – mentre quattro su dieci nello stesso periodo accumulano oltre un quarto di milione di dollari in stock option. Non solo. Ma delle 100 startup che hanno ricevuto i maggiori finanziamenti negli ultimi cinque anni ben 31 sono nate alla business school di Stanford. Non è quindi senza apprensione che la Silicon Valley e gli studenti della influente scuola seguono la battaglia che Saloner e Stanford stanno conducendo per zittire il marito della Gruenfeld. Docente anche lui alla School of Business, Jim Phills – questo è il suo nome – recentemente è stato licenziato. Ufficialmente per incompetenza ma molti pensano invece che sia stato per alleviare la pressione dei segugi mediatici che, a partire dall’autore dello scoop, Ethan Baron, reporter di Poets & Quants, organo ufficiale delle scuole di business statunitensi, stanno approfittando dell’occasione per ficcare il naso negli affari della scuola. E distrarre la stampa diventa sempre più difficile.

Relazione extraconiugale, il preside si dimette.

“Come molti già sanno l’università ed io ci stiamo difendendo Gruenfeld and Salonervigorosamente da una denuncia priva di sostanza, legata al divorzio conflittuale tra due docenti di questa scuola, uno ancora in servizio e l’altro non più”, scriveva Saloner nella lettera di dimissioni. “Mi sono convinto che il crescente interesse di pubblico e mediatico che circonda questa vicenda potrebbe distrarre tutti voi dall’importante lavoro che state facendo e ingiustamente compromettere l’ottima reputazione di questa istituzione”. L’effetto, però, è stato contrario alle aspettative: le dimissioni di Saloner, con l’arrivo dei giornalisti del Wall Street Journal a Stanford, hanno suscitato l’interesse dei media del gotha finanziario mondiale, che hanno cominciato a indagare sulle norme non scritte che regolano i rapporti di potere all’interno della scuola e su peculiarità non ben spiegate della vita quotidiana dei suoi studenti. Ne è emerso un quadro inquietante, ben diverso dalla versione agiografica ufficiale del campus idilliaco dove premi Nobel per l’economia – ben tre – addestrano i futuri leoni della finanza mondiale. Una serie di incidenti che nel corso degli ultimi due anni hanno coinvolto studenti e docenti della scuola – il più grave dei quali si è concluso con la morte di una persona – e storie di violenza sessuale nei dormitori hanno evidenziato una cultura decadentista contraddistinta da arroganza e scarso rispetto delle convenzioni sociali. “E’ una delle solite storie di potere e tracotanza dove un gruppo di persone s’è convinto di essere al di sopra della legge”, commenta un docente della business school che chiede di mantenere l’anonimato. Due sono gli episodi più sintomatici di questo atteggiamento che vale la pena ricordare. Il primo, conclusosi con la morte di un turista portoricano, coinvolge il ventiquattrenne Zachary Katz. Laureatosi ad Harvard con 100 e lode in biochimica, inglese e storia, Katz – dottorando alla business school di Stanford – era destinato a diventare una stella sin dal suo arrivo a Stanford, ma la storia è cambiata in una notte dell’ottobre del 2013, quando, guidando contromano, ubriaco, sull’autostrada 101 che collega San Francisco alla Silicon Valley, ha causato la morte, in uno scontro frontale con un taxi che trasportava un gruppo di turisti portoricani, di uno degli occupanti e il ferimento degli altri passeggeri. Arrestato, ancora ubriaco, Katz si era dichiarato innocente e intervistato dalla stampa, invece di esprimere rimorso, aveva reso noto con indifferenza che si sarebbe laureato a gennnio del 2018. Il secondo episodio riguarda una studentessa della scuola, che ha accusato un suo coetaneo di averla violentata ripetutamente, anche durante uno dei viaggi organizzati dall’ateneo a Las Vegas, gestito da un club studentesco intitolato a un altro ex preside dela facoltà, Aryai Miller, il “Friends of Aryai Miller” (Foam), durante il quale i due studenti avevano assunto uno stripper per una serata a tre nella loro camera d’albergo. Arrestato e condotto in carcere lo studente è stato poi prosciolto dall’accusa in seguito all’intervento dell’ufficio disciplinare di Stanford, che ha derubricato l’accusa da stupro ad un episodio tra fidanzati con predilezione per il sesso violento.

Il club studentesco nel mirino per festini e trasferte.

Ed è proprio il Foam ad essere indicato come il maggior veicolo di corruzione del corpo studentesco dell’istituto californiano. Già verso la fine del 2013 in un articolo pubblicato da Business Week meno di un mese prima della vicenda di Katz, Jeffrey Pfeffer – uno dei principali docenti della business school di Stanford – criticava la cultura edonistica, tra alcol, macchine sportive e super ville, promossa dal Foam. “La scuola di business è diventata più un ritrovo per feste che un posto dove si studia. Cosa ne è stato delle lezioni, delle prestazioni accademiche, dell’imparare qualcosa?”, scriveva Pfeffer. “Il prestigio dovrebbe arrivare dai successi accademici e professionali, non da chi può tracannare più liquore o organizzare la festa migliore. Prima torniamo alle origini e prima passeremo dal discutere di ubriacature, macchine e case, a discutere di idee”. Un j’accuse condiviso dagli stessi studenti. “Di mercoledì sono sempre esausto e non riesco a concentrarmi alla lezione di Lab Foam 2Leadership”, scriveva di recente uno studente nel blog di Stanford concludendo, “colpa delle feste organizzate ogni martedì da Foam”. A queste si aggiungono poi le “liquidity preference function” organizzate ogni venerdi dalle varie associazioni studentesche sulla town square – il piazzale principale – dell’università, destinate ufficialmente ad incoraggiare la fraternizzazione tra gli studenti per scambiarsi idee più liberamente. Se non bastasse, alcuni studenti hanno pensato che durante i mercoledì del semestre invernale sarebbe stato carino andare a Las Vegas e così è nato Vegas Foam. Da questo poi c’è voluto poco per passare alle escursioni obbligatorie al Sundance Film Festival, ai week-end a Lake Tahoe, al festival musicale Burning Man e ai balli di beneficienza. L’inizativa più controversa è il viaggio annuale in Colombia. Lanciato diversi anni fa, con le sue feste sulla spiaggia, le nottate in discoteca e le escursioni turistiche, coinvolge la quasi totalità delle nuove matricole che vi partecipano addirittura prima di iniziare il corso. Nel 2015 durò nove giorni e vi parteciparono ben 260 degli studenti immatricolati per il programma di Mba, e richiese mesi di preparazione. L’anno scorso, dopo che Business Week dedicò all’evento uno speciale, Bill Taylor fondatore di FastCompany – seguitissimo periodico finanziario di tendenza statunitense – twittava: “Come si fa lo spelling di Stanford MBA? Y*U*C*K (che schifo) Mi spiace, ma fa proprio schifo, non c’è da sorprendersi che nel pubblico ci sia così poca fiducia nel mondo degli affari”. “Si fanno così tante feste che non si riesce a tenerne più il conto”, aggiunge Pfeffer.

Sotto accusa il maschilismo dei vertici.

Mentre gli studenti fanno baldoria il corpo accademico è diviso da battaglie interne. Già nel 2014 quaranta tra docenti e personale amministrativo avevano scritto una lettera al rettore denunciando il clima di tensione creato da Saloner nel dipartimento e il dilagante maschilismo che si registra tra i suoi leader, notando che dal 2010 la stragrande maggioranza delle persone licenziate erano donne o persone al di sopra dei 40. La lettera si concludeva chiedendo le dimissioni di Saloner. Arrivate poi verso la fine dell’anno scorso, anche se Saloner è rientrato “dalla finestra” come direttore del corso di studio sugli effetti dei network sull’e-commerce. I dirigenti dell’ateneo insistono che il problema ora è risolto e che non c’è alcuna conseguenza sulla qualità dell’insegnamento e che il prestigio della scuola è intatto. Ma l’impressione che ci sia qualcosa che non va permane. Stanford ha trascinato Apple in tribunale accusandola di aver ottenuto materiali di sua proprietà da Phills in violazione del suo contratto, e comincia anche a farsi largo l’idea che la crescente influenza della scuola californiana stia danneggiando lo sviluppo della ricerca in campo economico, con impatti negativi sulla diversità etnica e culturale dei talenti che escono dalle scuole di business statunitensi. Phills, che prima di essere licenziato insegnava già saltuariamente alla Apple University, allontanato da Stanford è passato a tempo pieno con l’azienda di Cupertino, dove il suo salario annuale è di oltre un milione di dollari. Da qui la denuncia di Stanford, secondo la quale, l’ex docente starebbe usando materiale didattico che aveva sviluppato mentre insegnava a Stanford.

Donazioni miliardarie, ma piovono critiche.

L’ondata di critiche che ha investito la business school di Stanford arriva poco dopo l’annuncio di Phil Knight, cofondatore di Nike, che ha deciso di donare 450 milioni di dollari alla scuola per addestrare i futuri leader mondiali del business.”Si tratta di un altro esempio di questa corsa pazzesca agli armamenti in corso tra le maggiori scuole di business del paese, che non ha nessun fondamento nella realtà”, ha immediatamente tuonato Malcolm Gladwell, autore del best seller The Tipping Point e commentatore seguitissimo del New Yorker. “Se Stanford desse la metà delle donazioni che riceve ad altre scuole di business il mondo diventerebbe sicuramente un posto migliore”. “Non è senza ironia”, ha aggiunto Poets and Quants, “che il programma di leadership sia stato dedicato proprio a John Hennessy – ex presidente dell’università – sotto la cui guida la scuola è diventata preda degli scandali e che ha inoltre permesso anche a Saloner di completare l’anno accademico prima di doversi dimettere”. Saloner rimarrà saldamente in sella fino alla fine dell’anno, in tempo per l’assegnazione dei fondi del programma per la leadership, che dovrebbe sfiorare i 700 milioni di dollari, e decidere come si svilupperà il nuovo istituto. Se la fama della business school come macchina che produce milionari è oramai cresciuto a dismisura – le statistiche confermano che Stanford ha superato anche Harvard in questo senso – e docenti come Phills e Gruenfeld ricevono stipendi milionari e anticipi della stessa entità dalle case editrici per le quali si apprestano a pubblicare libri (come Gruenfeld che ha da poco ricevuto un milione di dollari per un libro di prossima pubblicazione sui rapporti di potere a livello aziendale), Stanford non riesce a scrollarsi di dosso l’immagine di una scuola sull’orlo del caos, che non riesce a convincere i suoi uomini – studenti, docenti o amministratori – a tenere le mani a posto. L’ultimo in ordine di tempo ad essere stato denunciato per abusi sessuali è stato Tad Taube, miliardario conservatore, filantropo e uomo di punta della Hoover Institution – quella della torre di Stanford – accusato da varie impiegate dell’ateneo.

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Ask Google to Feature World Down Syndrome Day on Google Doodle on 3/21

World syndrome day 2016The Silicon Valley Down Syndrome Network has launched a campaign to ask Google to feature World Down Syndrome Day on Google Doodle to promote awareness about this condition on 3/21. Below the letter I have been privileged to mail as the Chair of the Silicon Valley Down Syndrome Network. If you agree please make a copy of it and email it toSvdsn: proposals@google.com.

Thank you for your support.

 

Dear Google Doodle,

Down Syndrome is a common genetic condition that affects health and development throughout life. It is one of the most common causes of learning disability. There are approximately 400,000 people living with Down syndrome in the United States. Worldwide, approximately 220,000 babies are born every year with Down syndrome. Many more people are living today with Down syndrome than ever before. The United Nations General Assembly has decided to observe World Down Syndrome Day on 21 March each year, and invites all Member States, relevant organizations of the United Nations system and other international organizations, as well as civil society, including non-governmental organizations and the private sector, to observe World Down Syndrome Day in an appropriate manner, in order to raise public awareness of Down syndrome.

http://www.un.org/en/events/downsyndromeday/

https://worlddownsyndromeday.org/

Featuring World Down Syndrome Day on Google Doodle will show Google’s support for the diversity of our world, including individuals with Down syndrome, and help raise public awareness of Down syndrome. Community support and public awareness will promote adequate access to health care, inclusive education, and medical research, all of which are vital to the growth and development of individuals with Down syndrome, enabling them to live a healthier, happier, and more productive life.

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