Upload my Mind: La corsa a scaricare il cervello

Pensieri scaricabili

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di Paolo Pontoniere

Si fa presto dire telepatia, ma un breve esame della letteratura rivela che infatti il termine include ben altro che il semplice mind-melding (fusione mentale) di Star trek o esperienze di lettura del pensiero alla Professor X degli X-Men della Marvel Comics.

Una breve ricerca ne evidenzia quasi un centinaio che si esprimono pure a livelli crescenti di padronanza. Si spazia dalla telempatia, ovvero dall’abilità di comunicare attraverso le emozioni, gli esperti del settore la classificano tra la capacità di base, alla manipolazione delle illusioni. Che invece contempla la capacità di manipolare le percezioni di altri individui inducendoli a vedere cose che non esistono o a non percepire cose che invece in realtà esistono. Questo “skill’ appartiene al Livello Avanzato. Il Livello Master include invece il trasferimento di coscienza, ovvero la capacità di proiettare la propria mente nel corpo di un’altra persona. Al Livello Ultimo appartiene la panempatia, l’abilità cioè di interpretare le emozioni di milioni di persone in solo colpo. Per dirla con eventi recenti, un pò come quello ha fatto Trump con le elezioni statunitensi. Nel Livello Assoluto ci sarebbe infine la Mindscape Materialization, la capacità cioè` di trasformare i propri pensieri e la propria volontà in realtà. Cosa questa che invece Trump non riuscirà a fare da presidente.

Ma a prescindere dal celiare su Trump e dall’abecedario Telepathy creato dal fandom SuperpowerWiki (dal quale abbiamo tratto le definizioni testè menzionate), nei fatti più che all’unione dei cervelli, la ricerca scientifica sulla proiezione delle capacità mentali degli esseri umani si sta focalizzando sulla trasmissione delle professionalità, delle attitudini, dei talenti e delle virtuosità. E non solo per sviluppare metodi per il trasferimento di queste ultime da persona a persona, ma anche per i trasferimenti persona-macchina, casomai adottando moduli che possono essere scaricati come si fa oggi con una app per gli smart phone.

In questa direzione a Marzo di quest’anno ha fatto scalpore la notizia che gli Hughes Research Laboratories di Malibu, in California, erano riusciti a scaricare delle abilità professionali direttamente nel cervello di soggetti umani.

In uno studio pubblicato dal giornale scientifico Human Neurosciences iRelated image dell’istituto fondato dal mitico tycoon di Hollywood, hanno descritto come utilizzando una cuffia munita di elettrodi abbiano insegnato a pilotare l’aereo a dei volontari che non avevano nessuna esperienza precedente nel settore.

Stimolazione cerebrale, l’hanno definita. In sintesi dopo aver studiato e copiato i processi elettrici che hanno luogo nel cervello di un pilota, i ricercatori hanno trasmesso la sequenza elettrica copiata dal cervello del pilota direttamente nel cervello dei volontari.

“Si tratta di un sistema nuovo”, ha spiegato Matthew Phillips, uno dei creatori.  “Sembra fantascientifico ma ci sono basi scientifiche solide. Stavamo bersagliando azioni che richiedono la sincronizzazione delle funzioni cognitive con quelle motorie”, ha aggiunto Phillips, “L’apprendimento di nuove conoscenze causa delle modifiche permanenti nel cervello che creano nuove connessioni e nuove memorie, si chiama neuroplasticità. Il nostro sistema bersaglia le regioni cerebrali dei volontari coinvolte nell’apprendimento con i cambiamenti che abbiamo precedentemente registrato nel cervello del pilota”.

Come tutte le inovazioni anche il sistema ideato dai ricercatori di Malibu si ispira ad esprienze che affondano le radici nella storia. Precisamente in quella degli egiziani che circa 4000 anni fa usavano le scariche elettriche generate da anguille e pesci gatto per curare il dolore e stimolare il pensiero.

E mentre il laboratorio di Malibu studia i percorsi elettrici del pensiero, a meno di un centinaio di chilometri di distanza Theodore Berger, docente della University of Southern California e i suoi colleghi hanno usato i percorsi elettrici del cervello per sviluppare una protesi ippocampale—un microchip—così da trasferire l’aprendimento da persona a persona.

Situato nelle piegature profonde del cervello l’ippocampo è la parte del cervello dove le  impressioni momentanee si trasformano in ricordi di lunga durata.

Proposto per il trattamento delle lesoni cerebrali e eventualmente per trasferire, scaricandole come se fossero programmi per un computer, profesionalità e virtuosità da una persona all’altra o anche per ricostruire memorie perdute, il chip dal 2015 è in fase clinica coinvolgendo—causa i rischi associati con la chirurgia cerebrale–12 pazienti affetti da epilessia e nei quali il chip era stato impiantato precedentemente per controllare l’andamento degli attacchi.

“Un ricordo è composto da una serie di impulsi elettrici generati da un certo numero di neuroni in un dato lasso di tempo”, sostiene Berger, “Si tratta di una scoperta importante perché suggerisce che possiamo rappresentare il tutto con una equazione matematica e inserirla in un sitema computazionale”.

Ed è proprio quello che—basandosi sulle equazioni sviluappate dal matematico austriaco Kurt Gödelian formultore dei teoremi dell’incompletezza—è riuscito a fare Berger trasformando i segnali elettrici che si spostano tra le regioni Ca1 e Ca3 dell’ippocampo in un’equazione che, inserita in un microchip, può essere scaricata nel cervello di una persona per recuperare ricordi dimenticati o insegnargli delle abilità nuove

In sintesi Berger i suoi colleghi sono riusciti a registrare il percorso elettrico generato dai neuroni dell’ippocampo di alcuni topi di laboratorio i quali per poter ottenere una ricompensa erano costretti a seguire un percorso predeterminato. Dopo aver registrato il percorso ippocampale i ricercatori avevano poi somministrato una droga ai topi per fargli dimenticare il tutto. Incapaci di ricordare il percorso che conduceva alla ricompensa, i topi ritornavano a percorrrere il tragitto correttamente una volta che venivano stimolati con la registrazione neuronale realizzata in precedenza. Abilitando così i ricercatori, non solo a ricreare la memeoria nell’ippocampo dell’animale ma anche a trasferirla ad altri animali. Ripetuta con le scimmie la procedura ha prodotto risulatati identici.

E le prove cliniche?  Per adesso i ricercatori non si sbottonino ma hanno dichiarato che i risultati iniziali sono molto incoraggianti.

Malgrado l’assenza di dettagli,  la dichiarazione di Berger e colleghi  è servita non di meno a convincere Bryan Johnson, amministatore delegato della Kernel—una azienda biotech per lo sviluppo dell’intelligenza umana di San Diego–ad investire 100 milioni di dollari nello sviluppo e la commercializzazione della loro scoperta.

“Lo scopo del dispositivo sarà quello di espandere e sviluppare le potenzialità della mente umana”,  ha dichiarato Johnson, “esattamente come è avvenuto per l’intelligenza aKevin Warwick 2011.jpgrtificiale in anni recenti”.

Anche ‘Capitan Cyborg’, all’anagrafe Kevin Warwick, è convinto che la risposta al problema della trasmissibilità delle capacità e della ricostruzione dei ricordi risieda nella creazione di un chip nueronale .

Docente di cibernetica alla University of Warwick in Indilterra, Warwick è la prima persona che si sia ma impiantato un chip neuroanle e già nel 2002 lo aveva usato per controllare un braccio robotizzato che si trovava negli Stati Uniti mentre lui se ne stava a Warwick. In un altro esperimento poi Warwick aveva impantato la moglie con un chip simile al suo e lo aveva utilizzato per provare le stesse sensazioni fisiche della moglie in tempo reale.

Le ricrche con le protesi non potevano non stimolare esperienze  artistiche di fusione uomo-macchina come per esempio nel caso di Neil Harbisson.

Inglese , cresciuto in Catalogna e residente a New York, Harbisson che è nato daltonico, si è fatto impiantare una antenna nel capo che gli permette di sentire e provare i colori.

Ma l’uso delle protesi cerebrali non si limita solo all’accademia o alle arti ma è servito a stimolare una subcultura, quella dei Grinder (bihacker),  che cercra di preparare il mondo ad un futuro transumanistico nel quale persone e macchine si fondo per far evolvere ulterirormente le capacità fisiche e mentali dell’um,anita.

“E’ un discorso che interessa a tantissime persone,” sostiene Nikolas Badminton, un futurista di Vancouver—British Columbia—che si è fatto impiantare un chip nella mano per gestire la sua casa. E mentre riconosca che la sua è ancora un’esperienza di frontiera, Badminton prevede che diminuendo di costo l’augmentazione umana col passare del tempo  diventerà una moda alla pari di quella dei tatuaggi.

Ma cosa succede se queste protesi le si usa per collegare in rete più cervelli o per permettere ad un gruppo di individui di collaborare? Una domanda questa alla quale sta cercando di dare un risposta Miguel Nicolelis della Duke Univeristy Medical Center, al quale si deve l’esoscheletro che premise ad un paraplegico di calciare la prima palla dei mondiali brasiliani.

Sviluppatore di un interfaccia che permette la comunicazione diretta cervello- cervello, Nicolelis non solo è riuscito ad ottenere che dei topi si trasmettessero pensieri e esperienze a distanza e senza che si potessero vedere, ma è stato in grado anche di mettere in rete un gruppo di primati che senza vedersi riuscivano a collabrare nella realizzazione di un gioco di gruppo.

“Dove andremo con questa scoperta? Difficile dire”, ha dichiarato Nicolelis “Ma tra qualche decennio quando una madre sarà in grado di condividere la sua vista col figlio nato cieco o un muto sarà in grado di parlare grazie ad un bypass cerevello cervello con una persona che invece può parlare, qualcuno si ricorderà che fummo noi qui, oggi a fare i primi passi”.

 

Il piano per raggiungere l’immortalita’ digitale

Paolo Pontoniere

In mancanza di soluzioni che possano garantire la vita eterna—se si fa eccezione per quelle offerte da scelte religiose—le possibilità di sopravvivere alla morte sono abbastanza remote, eccetto che per quelle offerte dall progetto Upload my Mind.

Lanciato da Ken Hayworth della Brain Preservation Foundation e Randall Koene di Carboncopies.org, la proposta prevede che in un futuro non molto remoto sarà possibile fare l’upload dei propri ricordi, delle conoscenze e della propria personalità in un computer che può emulare i processi cerebrali, rendendo in effetti immortale la persona che fa l’upload. In questa maniera liberata dall’incombenza fisica la mente di una persona potrebbe imbarcarsi in un viaggio millenniale che la porti ad esplorare tutti gli angoli della galassia o tutte le opportunità che la vita sulla Terra può offrire.

“Questo nuovo substrato—il cervello scaricato nel computer NdR—non dipenderà dall’ossigeno atmosferico”, ha sostenuto Koene, “Può imbarcarsi in un viaggio di mille anni in cui personalità digitali e machine si fondono per esplorare gli angoli più remoti dell’universo, liberi di penetrare atmosfere aliene e ambiti dello spettro visivo e radioattivo che trascendono le limitazioni biologiche”.

Un sogno antico questo che affascinò anche Benjamin Franklyn che però teorizzò di chiudersi in una botte di vino e di uscinre un centinai di anni dopo per osservare come s’era evoluta la vita degli statunitensi. Franklyn non era un beone, al contrario la sua ipotesi prese corpo da osservazioni empiriche: durante un banchetto londinese Franklyn stappò una bottiglia di vino dalla quale uscirono tre mosche, due delle tre dopo alcune ore si ripresero e volarono via. Se Franklyn fosse vissuto oggidì si sarebbe comprato invece uno dei programni per la sopravvivenza cerebrale offerti dalla Brain Preservation Foundation e da carboncopies.com.

 

Il modem corticale di DARPA

Paolo Pontoniere

Le prime notizie relative al modem corticale di DARPA, l’agenzia per la ricerca scientifica del Dipartimento della  Difesa statunitense, sono emerse per la prima volta all’inzio di quest’anno nella rivista transumanista Humanity Plus e descrivono il primo interfaccia neuronale cervello cervello che potrebbe essere usato per augumetare le capacità intellettuali e fisiche di chi lo usa.

Diretto da Phillip Alveda, capo del dipartimento di tecnologie biologiche di DARPA, il progetto si ripromette di produrre nel breve termine un sistema ottico dal costo di 10 dollari e dalle dimensioni di due penny sovrapposti, che sia in grado di creare immagini di realtà augumentata direttamente sulla retina di una persona senza bisogno di occhiali, elmetti o altri tipi di display .

Elaborando ulteriromente le teorie di Karl Deisserroth sull’opticogenetica, la cui ricerca esamina come i circuiti neuronali informino i comportamenti, il progetto di DARPA mira ad inserire proteine derivate dalle alghe nei neuroni per poi controllarle con pulsazioni luminose. Coniugato con l’uso di quello che DARPA chiama ‘stentrode’, un sensore ultraminiaturizza che combina le qualità di una antenna con quelle di uno stent simile  a quelli usati generalmente per riaprire i vasi sngugini otturati, il modem neuronale permetterebbe non solo di tramettere informazioni direttamente nel cervello del ricevente ma anche di controllare le macchine da guerra, e si perché con DARPA sempre di guerra si parla, col cervello e ai soldati di comunicare l’un coll’altro con il pensiero senza bisogno di vedersi o di utilizzare altri supporti tecnologici.

 

 

 

 

 

 

About Paolo

Journalist, business writer, foreign correspondent and contributor to major Italian and American media
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