Frontiera a Nord-est: Eldorado Groenlandia
Paolo Pontoniere
La prossima corsa all’oro? Avverra’ in Groenlandia. E se non proprio d’oro, visto che lo usiamo in senso figurativo, si trattera’ di petrolio, acqua, elettricita’, metalli rari e terra, tanta terra. Inabitata e da sviluppare per il piacere delle aziende petrolifere e di quelle minerarie. L’apertura del passaggio marittimo a Nord Est, reso possbile dallo sciogliemento della calotta polare, non ha solo aperto il Polo alle confrontazioni militari ma ha anche creato–in tendenza–una nuova potenza economica. Poco piu’ di 50 mila abitanti, in via di secessione dalla Danimarca, la Groenlandi e’ diventata la nuova frontiera mondiale delle sviluppo energetico e delle commodities. La Alcoa ci piantera’ fonderie d’alluminio. Le compagnie petrolifere trivelleranno nei pascoli dei Caribou e adesso c’e’ anche chi propone di sfruttare le acque dei suoi chiacciai in scioglimento per sviluppare centrali elettriche destinate a fornire energia al Nord America e all’Europa settentrionale. E cosi’ adesso sviluppo industriale e imprenditorialismo d’assalto stanno prendondo di mira la frontiera a nord-est del mondo.

Quando si dice che ogni medaglia ha il suo risvolto. Esce fuori che di ogni dollaro che gli statunitensi spendono per acquistare per un prodotto Made in China 55 centesimi finiscono nei forzieri di aziende americane. E non solo ma le importazioni cinesi, dai servizi ai trasporti e all’alta tecnologia genrano oltre un milione di posti di lavoro USA. Questi ricavi, insieme ad un incremento forsennato della produtivita’ ed una parallela diminuzione dei salari, sono probabilmente lla base dei profitti aziendali ai massimi storici dal 1940 con un piu’ 15 per cento mentre il monte salari acconta solo per il 49 per cento del reddito nazionale. Parallelamente si infoltiscono le fila di quelli che i media definiscono gli Inbancabili. Oltre il 25 per cento degli statunitensi che non possono più far ricorso al credito. Li hanno soprannominato gli Underbanked. L’anno scorso hanno speso oltre 1,300 miliardi di dollari in contanti e la cifra continua a crescere. Man mano che i fallimenti personali incrementano e i pignoramenti fioccano e le loro schiere si ingrossano. Uno penserebbe che la cosa debba creare uan certa apprensione ma invece dalle non profit, alle carte di credito alternative, alle catene di supermercati e alle startup di internet, si moltiplica il numero di quelli che vogliono facilitargli la spesa e incassare questa enorme montagna di contanti. Il piatto e’ cosi’ ghiotto che nella tenzone adesso si son buttati oltre ai VC di Silicon Valley anche i giganti dell’e-commercio come Amazon e del social networking–come Facebook.

