Testimonianze

Questa settimana ho chiamato una serie di esperti economici per conto de L’espresso. Li ho interrogati sulle prospettive di mercato e la fase economica che verrà. Interessante notare che in un paio–di cui una non pubblico–riemerge il discorso del decoupling, sul quale c’eravamo soffermati qualche tempo fa. Conclusione? Non è accaduto e la globalizzazione della crisi USA ne è la prova. Ve le presento a ruota libera, come se le avessi appena distillate dal nastro escluendo le mie domande, Diventano così come una piccola serie di testimonianze, dalle quali si desume che anche i super esperti sono spaventati confusi e che non sanno che pesci pigliare. Le loro più che analisi a questo punto sono preghiere, una sorta di recitazione di formule magiche per neutralizzare un universo diventato incomprensibile. Yardeni e Sinai sono due dei massimi esperti di borsa statunitensi e Kashyapp è uno dei geni della School of Buisness dell’Università di Chicago

Allen Sinai

Allen Sinai, CEO della Decision Economics

La crisi e’ di carattere globale, si tratta di una recessione planetaria che sta colpendo tutti settori e tutti i mercati, Non credo che si salverà nessuno. L’allargamento alle economie asiatiche è prova del fatto che il decoupling non è avvenuto e man mano che i consumi rallentano negli USA e in Europa la crisi sia allarga a macchia d’olio anche agli altri paesi. Nel caso dell’Asia gioca poi pesantemente il fatto che gli speculatori si stanno sganciando dalle carry trade, e dal momento che usavano quei capitali per investire in Asia, sono proprio i mercati asiatici che ne soffrono. Non è possible  a questo punto stabilire se qualcuno ci sta veramente guadagnando, il mio senso  è che ci perderanno tutti, alcuni di più altri di meno, ma anche quei paesi che pensavano di essersi isolati dalle CDS e dalle CDO stanno scoprendo che il rallentameno generale dell’economia globale li sta colpendo profondamente.

Ed Yardeni

Ed Yardeni

Ed Yardeni, direttore Yardeni Research

Ci guadagnano gli Stati Uniti i cui buoni del tesoro stanno andando a ruba anche se praticamente pagano zero interessi. Ci guadagneranno di sicuro quelli che speculano contro il mercato, che stanno adesso scommettendo contro l’euro e lo yen. Quelli che fanno shorting e i settori industriali che non hanno bisogno di finanziamenti per operare, ditte come la Phillip Morris per intenderci, i giganti del Web 2.0, il settore agricolo e in prospettiva anche il settore finanziario, in gran parte perché grazie alla crisi saranno in grado di liberarsi di una montagna di debiti marci e di tutti gli investimenti non produttivi. Questa è una recessione più profonda di quella che ci aspettavamo e sarà anche piu lunga di quello che avremmo sperato. L’Asia dipende tantissimmo dalle esportazioni che realizza verso altre regioni. Le sue esportazioni si contraggono man mano che la crisi si espande . Con Europa, USA e Australia che rallentano diventa molto difficle per le economie asiatiche ripararsi dalla recessione, inoltre l’inverisione delle carry trade e il rafforzamento dello Yen, che è dovuto piú ad azioni speculative che a fattori strutturali, sta complicando ulteriormente il quadro economico asiatico, C’è da sperare che quelle economie riusciranno a stimolare una qualche forma di consumo interno perché dall’occidente e dai maggiori paesi industrializzati per un bel pò di tempo a venire sarà difficle che ne arrivi.

Anyl Kashyap, economista della UChicago School of Business

Anil Kashyap

Anil Kashyap

L’Asia è in crisi in gran parte perché soffre delle stesse dinamiche creditizie di cui soffrono gli USA e l’Europa ma anche in parte perché le misure di salvataggio adottate in America e in Europa stanno mettendo sotto pressione tutti i paesi che non le hanno adottate. E’ sfortunato che i paesi avanzati abbiano adottato queste garanzie a tempo indeterminato perché renderà difficile abandonarle. Certo nel breve periodo erano necessarie ma estenderle così a lungo nel tempo sta creando degli squilibri straordinari per i paesi asiatici. Inoltre molte delle loro banche non godono di buona salute e questo accade mentre l’economia internazionale sta rallentando. Il declino però non affliggerà tutti alla stessa maniera, le manifatture di tabacco e gli altri settori che vendono beni di servizio irrinunciabili se la caveranno abbastanza bene, ma in economia è più facile dire chi se la caverà male piuttosto che quelli che faranno bene.