Un Paese al Buio

Paul Auster

Paul Auster

Sto leggendo l’ultimo novella di Paul Auster, Man in The Dark, e’ straordinario quanto la si possa assumere come una allegoria della fase economica e sociale che stanno attraversando gli Stati Uniti. Si tratta d’una storia nella storia–tipico Auster. Nel racconto il personaggio principale, August Brill, crea un’altra storia che si muove all’interno di quella principale. Insomma e’ un po’ come con il Jazz, il motivo portante serve da canovaccio a tanti temi minori che vi si ricollegano dopo aver fatto delle disgresioni armoniche. Adesso nella seconda storia il personaggio principale, Owen Brick, svegliandosi di botto si scopre disteso sulla schiena in fondo a un buco profondo tre, quattro metri. Come ci sia arrivato, quando e perche’ sono domande che inizialmente non trovano nessuna risposta. Il buco e’ tondo e le mura perpendicolari. Dure e levigate, non offrono nessuna possibilita’ di appiglio.¬†Nessuna possibilita’ di uscita. Brick apprendera’ in seguito d’essere cascato nel bel mezzo di una guerra. Inizialmente credera’ d’essere finito in Iraq. I suoi commilitoni gli diranno, dopo averlo tirato fuori dal buco, che invece si tratta di guerra civile. Che l’America e’ in guerra con se’ stessa e Brick e’ l’assassino che e’ stato spedito da chi di dovere per risolvere le sorti del conflitto. Brick, caporale in un esercito, a questo punto del racconto non meglio specificato, sebbene perplesso decide di stare al gioco ma l’ipotesi di trasformarsi in un killer proprio non gli va giu’. Mi fermo qui anche perche’ non voglio svelare del tutto la trama a coloro che decideranno di leggere il romanzo. Ma l’analogia dovrebbe essere chiara. Come Brick anche gli USA di trovano in un buco, fatto di trilioni di dollari di debito, e se ne sono accorti

Un suggerimento sempre valido

Un suggerimento sempre valido

d’imporvviso. Nel loro caso bisogna rilevare pero’ che il moto di sorpesa viene espresso a dispetto del fatto che della crisi se ne vedessero da tempo le avvisaglie e che economisti avveduti come Stephen Roach e Nouriel Roubini l’avessero preannunciata da tempo. La scalata dal fondo del buco e’ aruda. Non se ne esce senza misure straordinarie e leadership politica. Il congresso americano che e’ incaricato di avvallare il piano presentato dall’amminsitrazione Bush (con un’aria di panico che non giova a stemperare la virulenza della crisi) e’ tutt’altro che disposto a dargli il trampolino da 700 miliardi di dollari richiesto da Bernanke e Paulson. Per adesso s’e’ diviso tra quelli che vogliono–pochi–lanciare il piano di salvataggio rapidamente, costi quel che costi, e quelli che volgiono invece procedere con i piedi di piombo servire una fetta degli stanziamenti anche a quelli che rischiano di perdere la casa. In narrativa situazioni come quelle di Brick non si risolvono se non con una catarsi che conduce l’eroe a riconciliarsi col suo destino e ad acquisire una consapevolezza piu’ alta del fato, del libero arbitrio e degli eventi che lo coinvolgono. Alla fine nulla sara’ come prima. La crisi segna una svolta, un punto di non ritorno. Pochi in America intuiscono, o sono disposti ad accettare il fatto che il crack annuncia l’inizo della fine del sistema liberista. Che qualsiasi sia la risoluzione le cose non saranno mai piu’ come prima, che il libero mercato ha dimostrato che non sa prendersi cura di se stesso, che l’era del leveraging e’ finita, e che i destini economici planetari sono troppo interconnessi per dipendere esclusivamente dai capricci consumistici di una piccola percentuale dell’umanita’. A Washington hanno fretta di mettere assieme un piano che possa soddisfare le richieste del varie lobby nazionali, da quella dei banchieri a quella dei consumatori, ma sottovalutano la reazione internazionale. Il voto di confidenza, vista la dipendenza USA dal cerdito di altri paesi, piu’ importante e’ quello che esprimeranno gli investitori stranieri. Se i termini dell’accordo non verrano digeriti per esempio dai cinesi c’e’ la forte possbilita’ che gli USA finiranno col fare la fine della Lehman, di cui Giapponesi e Inglesi si stanno gia’ accaparrando i gioielli piu’ preziosi. Fanta-finanza? Puo’ darsi ma chi se lo aspettava nel 1989 che nel 2001 le due torri gemelle sarebbero cadute in un attacco terroristico? Benvenuti al Nuovo Ordine Finanziario mondiale.